Abolire le allerte per tonare ad usare il cervello – Filippo Thiery

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In un Paese in cui sono stati edificati paesi e città in luoghi che la geologia chiama piane alluvionali, in un Paese in cui quelli che una volta erano fossi e canali di bonifica (leggi vie naturali di scorrimento delle acque) sono stati asfaltati e sono diventati strade (spesso senza neanche cambiare nome, via del Fosso di Vattelapesca, angolo vicolo della Marrana, in località Pantano), in un Paese in cui migliaia di nuclei abitativi, insediamenti agricoli e zone industriali sono stati collocati in zone di espansione naturale dei corsi d’acqua, in un Paese in cui sono state costruite case o interi quartieri all’interno dell’alveo dei fiumi o immediatamente sotto conclamati versanti franosi, in un Paese in cui esistono corsi d’acqua che una volta scorrevano (si usa, in natura) a cielo aperto, e un bel giorno qualche ingegnere illuminato ha deciso che era spazio sprecato, li ha ricoperti col cemento e sopra ci ha piazzato ad abitare decine di migliaia di persone, in un Paese in cui le amministrazioni concedono agibilità e abitabilità a sottopassi e seminterrati che scientificamente finiscono sotto due metri d’acqua… in un Paese, MALEDIZIONE, in cui quando piove tanto SI ALLAGANO LE SCUOLE (le scuoleeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!!!! il posto più sacro che un Paese civile dovrebbe considerare come tale, il luogo a cui i cittadini affidano tutti i giorni i propri figli!!!!!!!!!!!!)… in un Paese in cui il dieci per cento della popolazione vive in aree ad elevato rischio frane o alluvioni distribuite nell’ottadue per cento dei comuni di tutta Italia, in un Paese così, signore e signori, di cosa si parla ogni sacrosanta volta che tristemente le cronache ci raccontano del verificarsi di eventi alluvionali?
Voi direte, ma perbacco, in un Paese così si parla di fare la Rivoluzione, come minimo… si parla di andare a Roma, occupare la sede del Governo e del Parlamento e pretendere sia dal potere legislativo che dall’esecutivo che tutti i quattrini sprecati e mangiati da lorsignori nei modi più disparati vengano destinati alla messa in sicurezza del territorio, si parla di presidiare le aule dei Tribunali della Repubblica finché i colpevoli di questo plurudecennale crimine contro la collettività non siano stati processati e condannati, si parla di pretendere che la prossima campagna elettorale sia interamente incentrata su questi argomenti ed esclusivamente dedicata a prendere impegni concreti sui problemi del dissesto…
Beh, se pensate questo vuol dire che non siete italiani, anzi siete appena sbarcati da Marte (dove peraltro, pianeta fortunato, a quanto risulta dai dati della Nasa non c’è neanche facebook, quindi siete all’oscuro anche del punto più basso della fogna mediatica e comunicativa che scorre dalle nostre parti).
Perché qui, dopo ogni alluvione, si parla solo di… “ma c’era l’allerta? ma di che colore era? ma a che ora partiva? ma a che zona si riferiva?”… per poi concludere con “ah l’allerta c’era, però era gialla ma non arancione, arancione ma non rossa, rossa ma non viola, viola ma non nera, nera ma non del punto di mogano delle ciocche di mia nonna”, e poi era “a partire dalla sera e non dal tardo pomeriggio”, riguardava “zone troppo vaste, io la voglio riferita al comignolo di casa mia”, ecco è tutta colpa di questi incompetenti, se facevano l’allerta del colore giusto all’ora giusta sul comignolo giusto non succedeva niente, no, mica usciva il fiume, mica si allagavano le strade, anzi non pioveva proprio, usciva il sole, se c’era l’allerta come la volevo io.
Un Paese in cui quando piove si allagano le scuole, s-i-a-l-l-a-g-a-n-o-l-e s-c-u-o-l-e porca di una miseria ladra schifosa, noi stiamo qui a leggere ed ascoltare milioni di automi, resi totalmente incapaci di intendere e di volere da decenni di telenovele e di grande fratello, capaci di gettare regolarmente la croce sul capro espiatorio delle previsioni meteorologiche e delle allerte, anche quando gli avvisi e le allerte c’erano, e ci sono Sindaci che – a loro volta- hanno anche la faccia di dire che non andavano bene, le allerte, invece di vergognarsi pubblicamente per le colpe proprie e dei propri predecessori, perché gli appalti per costruire in quel modo non li hanno assegnati i meteorologi, perché le abitabilità ai seminterrati negli edifici accanto al fosso non le hanno firmate i meteorologi, perché i nulla osta ai progetti delle scuole non li hanno concessi i meteorologi.
Io spero, con tutto me stesso, che il prossimo che va al Governo, come primo provvedimento, abolisca le allerte, abolisca gli avvisi meteo, abolisca tutto questo.
Parlo seriamente.
Così eliminiamo alla radice l’esistenza di questo comodo capro espiatorio.
E allora, forse, qualcuno (non dico tutti, ma qualcuno sì) ricomincerà a fare qualcosa di molto antico, ma di non più praticato da tempo, nel nostro Paese.
Ricomincerà a ragionare.
E, magari, a prendersela con i veri responsabili.

“Soltanto i pochi che si incazzarono dissero che era l’usato passo
fatto dai soliti che ci marciavano per poi rimetterlo sempre là in basso.
Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare
solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio… tornò a pensare.”

(“Nostra Signora dell’Ipocrisia”, F. Guccini, 1993)

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Filippo Thiery

Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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