Come ti confeziono la notizia sull’arrivo di un’ondata di gelo – Andrea Corigliano

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Questo articolo è a metà tra una breve lezione didattica e una previsione sulla linea di tendenza che il tempo potrebbe riservarci nella prima metà di dicembre. Più che altro, mi interessa che riusciate a comprendere come funziona la meteorologia commerciale, il cui scopo non è tanto quello di fornire un’informazione veritiera sullo stato del tempo, bensì cercare l’elemento meteorologico che riesca a destare scalpore nell’utenza perché è proprio facendo leva sull’impressione che il contatore dei click si mette in moto. La corsa del modello americano GFS, inizializzata con i dati della mezzanotte (ore 00 UTC del 27 novembre), fornisce proprio un esempio su come è possibile annunciare l’arrivo di un’ondata di “gelo” con dieci giorni di anticipo senza che questa previsione sia supportata scientificamente da segnali robusti e affidabili: basta semplicemente scrivere la previsione commentando una mappa la cui scadenza temporale è lontana del tempo, senza porsi minimamente il problema se si tratti o meno di uno scenario isolato, come se l’intenzione fosse quella di scrivere una previsione del tempo per le prossime 24-48 ore. E allora facciamo finta che sia così: sebbene lo scenario che andiamo a descrivere sia previsto per l’8 dicembre, descriviamolo come se fosse valido per domani o per dopodomani. Procediamo (notare che i verbi sono coniugati all’indicativo presente)…

«La corsa deterministica del modello mostra un robusto campo di alta pressione posizionarsi sull’Europa centro-occidentale, con i massimi al suolo di 1050 hPa sul Mare del Nord (fig. 1). L’asse della figura barica, orientato da sud-ovest verso nord-est, dispone il bordo meridionale del campo anticiclonico in modo tale da richiamare correnti particolarmente fredde, di origine artico-continentale, verso la penisola balcanica e da qui verso l’Italia, dove è previsto il passaggio di una vasta goccia fredda ben individuabile da un calo delle altezze di geopotenziale rispetto alle zone circostanti. La previsione del campo di temperatura a 850 hPa (fig. 2) pone l’aria più fredda – con isoterme uguali o di poco inferiori a -10 °C a circa 1600 metri di quota – sull’arco alpino, mentre l’isoterma di -5 °C arriva fino all’Italia centrale e alla Sardegna e quella di 0 °C riesce ad inglobare anche tutte le regioni meridionali».

Ecco, quindi, l’ondata di “gelo”: una descrizione di uno scenario a dieci giorni, accompagnato da titoli roboanti, che fa incetta di click e di introiti pubblicitari. Ma come si dovrebbe comportare un serio professionista nell’osservare tale scenario? Vale la pena renderlo pubblico parlando nei termini che abbiamo appena fatto? Ci sono elementi robusti per dar credito a questo scenario? Ed, eventualmente, in che termini andrebbe comunicato vista la distanza temporale a cui realmente si colloca? Gli elementi che ci permettono di rispondere a queste domande ci vengono forniti dalle previsioni di ensemble, cioè da altri 20 scenari che, insieme a quello deterministico, sono simultaneamente calcolati dal modello per sondare la predicibilità dell’atmosfera, cioè per vedere se lo scenario deterministico rientra, in un certo qual modo, in quello che potrebbe essere il binario più probabile che potrebbe essere percorso dall’atmosfera tra dieci giorni. Oggi, queste previsioni di ensemble (in fig. 3 abbiamo preso quelle valide ad esempio per Verona) ci dicono che lo scenario sull’arrivo di aria fredda è ISOLATO (si vedano le frecce bianche che indicano la linea verde): pur mantenendo un’ampia divergenza e quindi pur essendo anche sostanzialmente diversi tra di loro, la maggior parte dei 20 scenari (da P0 a P20) si collocano al di sopra della media stagionale indicata dalla linea rossa. Commentare quindi il “gelido” scenario deterministico non ha davvero alcun senso perché, ad oggi, quella previsione è PRIVA DI SIGNIFICATO: divulgare quella previsione significa solamente forzare deliberatamente i limiti della predicibilità atmosferica ed entrare in un campo che non più nulla a che vedere con la meteorologia seria: trattasi, semplicemente, di gossip. Cliccando su notizie del genere, non significa andare a leggere un articolo scritto rispettando i canoni scientifici che la meteorologia richiede e che GIUSTAMENTE PRETENDE.

E allora, che cosa possiamo dire riguardo a quanto ci potrebbe riservare il tempo da qui fino ai prossimi 14-15 giorni? Diremo che già in questi ultimi giorni di novembre entreremo in una fase di lento riscaldamento che raggiungerà MOLTO PROBABILMENTE il culmine tra l’1 e il 3 dicembre, quando in quota la temperatura POTREBBE ESSERE anche di 8-10 °C oltre la media stagionale. Poi, tra il 3 ed il 5, è credibile pensare ad un PROBABILE rientro dei valori entro le medie stagionali. Dal 5 dicembre in poi, invece, non possiamo ancora dire nulla perché lo sparpagliamento degli scenari è così ampio (ci sono differenze anche superiori a 15 °C tra lo scenario più caldo e quello più freddo) che la previsione media di ensemble (si veda la linea bianca in grassetto) non è più rappresentativa dello scenario più probabile. Se si ha a cuore una meteorologia trattata in modo scientifico, questa è la prassi: bisogna avere il coraggio di rispettarne i limiti!

Andrea.

foto di Meteorologia.
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Andrea Corigliano
Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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