Cosa si intende per “Clima” – Filippo Thiery

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A scuola ci siamo andati tutti, e la pagella – anno dopo anno – l’abbiamo avuta tutti.
Quindi tutti sanno perfettamente che se uno studente ha la media del 7, poniamo, in italiano, questo non vuol dire – banalmente – che in quella materia prenda sempre e solo 7 a qualsiasi compito o interrogazione. Anzi, magari questo voto esatto non lo prende neanche una volta. Nell’arco di un quadrimestre o di un anno scolastico, invece, i suoi risultati oscilleranno – con più o meno regolarità, tipicamente articolandosi anche in frazioni di voto – nel ventaglio che intercorre – diciamo – fra il sei e l’otto; più raramente, potrebbe financo beccarsi un cinque o festeggiare un nove, rispettivamente quando non aveva studiato e quando è riuscito a copiare il compito dal compagno di banco, collezionando quindi scostamenti talvolta anche molto ampi da quella famosa media.
Il singolo voto, quindi, anche se talvolta cade molto lontano dal solito rendimento medio di quello studente, non vuol dire granché, e i singoli scostamenti (verso l’alto o verso il basso, corrispondenti alle palline rosse e blu in questo grafico) dalla media medesima (la linea verde) non sono affatto “stranezze”, ma al contrario contribuiscono per definizione a costruirlo, quel dato calcolato, a posteriori, come media aritmetica di tutta la storia che si vuole sintetizzare con un solo numero in pagella.
Vi sto dicendo, in poche parole, che il vero rendimento di quello studente non è la sua media, il vero rendimento è invece costituito dalla sequenza – più o meno altalenante – dei singoli voti realmente presi nel corso di un quadrimestre; la media ne restituisce – semplicemente – una sintesi statisticamente rappresentativa, dalla quale è assolutamente normale che i singoli voti presentino degli scostamenti, talvolta anche piuttosto pronunciati.
Ecco, questo è esattamente quello che si intende per “CLIMA” di una località, o di una regione, ove l’equivalente di un quadrimestre è – per convenzione – una finestra di almeno 30 anni.
Una volta scelta questa finestra trentennale, e calcolata la media delle varie variabili meteorologiche (temperature, pioggia, venti, ecc.) per i vari periodi dell’anno, confrontare i dati dei singoli eventi (passati, presenti e futuri) con la media è un procedimento che non ha molto senso.
Vale a dire che un singolo giorno, o un singolo mese, persino una intera singola stagione, oserei dire anche un intero singolo anno, più caldi o più freddi della media (o più siccitosi o più piovosi della norma) non rivestono un significato particolare, se non quello di rappresentare – né più né meno che – un singolo dato su cui calcolarla, quella media, insieme ai dati del resto del trentennio.
Magari affiancando ad essa anche un numero chiamato deviazione standard, cioè un dato statistico che renda conto di quanto sia risultata ampia la corsa di quella altalena costituita dalla variabilità meteorologica interannuale, giusto per farsi un’idea della frequenza di accadimento del superamento di certe soglie che possono avere un qualche interesse, per esempio a fini progettuali.
E questa sarebbe la fine della storia, se non fosse che… il rendimento di uno studente può capitare che cambi, da un quadrimestre all’altro, o da un anno scolastico al successivo. Il che non si può certamente valutare con una singola interrogazione, ma solo aspettando di avere un certo numero di verifiche.
Perché se, compito dopo compito, il nostro studente inizia a collezionare una serie di voti che, rispetto alla sua solita media, presentano più scostamenti verso l’alto che verso il basso (o viceversa), e questa situazione perdura al passare del tempo, chiaro che le cose cambiano. Potrebbe essere un episodio passeggero, magari legato ad un suo momento particolare, trascorso il quale il suo rendimento tornerà a riassestarsi sui livelli di prima… ma se per un intero quadrimestre conferma un rendimento in qualche modo “drogato” rispetto al suo standard del passato, il suo voto in pagella non sarà più 7: per qualche motivo, il suo “clima” è cambiato.
Ecco spiegato perché un singolo mese di luglio alquanto caldo ed oltremodo siccitoso, come quello in corso, di per sè, non vuol dire nulla, e non ha alcun senso valutarlo singolarmente, esattamente come una estate come quella dell’anno scorso (particolarmente fresca e piovosa), allo stesso modo, non ha alcun significato.
Quello che conta, invece, è il fatto che negli ultimi 15-20 anni gli scostamenti (in qualsiasi periodo dell’anno) verso temperature più calde della media la abbiano fatta letteralmente da padroni, sia a livello globale che guardando ciò che accade nel Mediterraneo, mentre scostamenti di segno opposto, come appunto l’estate 2014, siano rimasti a dir poco delle mosche bianche.
E siccome 20 anni, sulla finestra di riferimento di un trentennio, sono una bella percentuale, è come essere arrivati ormai a due terzi del nostro quadrimestre scolastico: i dati, cioè, appaiono ormai più che sufficienti per affermare che il nostro studente, di nome “pianeta Terra” (atmosfera compresa), ha cambiato in misura macroscopica il suo rendimento scolastico, per motivi ormai stranoti (sono scritti nero su bianco nei rapporti delle Nazioni Unite, e sono quasi totalmente riconducibili alle attività umane, in primis l’utilizzo dei combustibili fossili e quindi l’immissione in atmosfera di CO2, combinati con la deforestazione che parallelamente riduce l’assorbimento di questo gas, la cui concentrazione è così’ giunta ad un livello pari al 140% di quello presente naturalmente). E di questo passo, questo è il punto ancor più dolente, lo scolaro in questione seguiterà a prendere voti prevalentemente sempre più lontani da quelli che conoscevamo.
Questo NON lo si vede da un singolo compito in classe o da una singola interrogazione, per quanto “anomala” essa sia, questo lo si vede analizzando la successione dei voti degli ultimi decenni a paragone di quelli dei decenni precedenti.
Una successione sintetizzata, per dirne una, dal fatto che guardando i centoquarantacinque anni che vanno dal 1870 ad oggi (cioè da quando esistono dati meteorologici sufficientemente rappresentativi a livello planetario), i dieci anni più caldi siano risultati tutti concentrati nel periodo dal 1998 in poi. E, per dirne un’altra, che i primi sei mesi del 2015 (il settimo deve ancora terminare) sono risultati, presi singolarmente uno per uno a livello planetario, i più caldi dell’intera serie centocinquantenaria di cui sopra. Cioè il gennaio 2015 è stato il gennaio globalmente più caldo dal 1870 in poi, il febbraio 2015 è stato il febbraio globalmente più caldo dal 1870 in poi, e così via con marzo, aprile, maggio e giugno (e luglio è seriamente candidato a proseguire questa sequenza dei record).
Solo un professore cieco e sordo non si accorgerebbe che quel voto in pagella non è più lo stesso, e solo un insegnante negligente, di fronte a uno studente letteralmente partito per la tangente, non si porrebbe il problema di correre ai ripari.

foto di Filippo Thiery.
Filippo Thiery
Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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