Ecco cosa significa “Cambiamento Climatico”

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Nell’analisi dei fenomeni intensi, spesso estremi, che interessano il nostro pianeta si sente a volte concludere il discorso affermando che è colpa dei cambiamenti climatici. Resto dell’idea che non si tratta di un approccio corretto al problema perché, come abbiamo più volte ribadito, una cosa è il tempo meteorologico in cui si può inserire la dinamica di un fenomeno intenso e/o estremo ed una cosa è il clima che, invece, dà ugual peso a tutti i singoli fenomeni meteorologici – intensi o deboli che siano – che si verificano in un periodo che l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha fissato, come limite inferiore, in 30 anni: è quindi la visione d’insieme, e non il singolo evento, che ci permette di valutare se sia o meno in atto un cambiamento climatico. Per renderci conto di questo approccio, ho voluto toccare con mano proprio la definizione di “cambiamento climatico” che viene data dall’Organizzazione stessa. Semplificando, il succo della definizione è questo: “Si definisce cambiamento climatico una variazione significativa sia dello stato medio che della variabilità del clima che persiste per almeno 30 anni”. Sono andato così a vedere se si può parlare di cambiamento climatico nell’ultimo trentennio (1985-2014) rispetto al precedente (1955-1984). Per questa breve ricerca, mi sono avvalso dei dati del Goddard Institute for Space Studies della NASA: per ogni anno compreso dal 1985 al 2014 (in figura 1 sono inseriti i due anni estremi dell’intervallo), ho calcolato l’anomalia annuale di temperatura globale rispetto al trentennio precedente (figura 2). Osservando il grafico, la prima caratteristica che balza all’occhio è che non c’è stato un solo anno con anomalia di temperatura negativa: questo significa, allora, che il clima degli ultimi trent’anni non si è mantenuto stabile sulle condizioni del trentennio precedente perché altrimenti avremmo dovuto avere anni con anomalie positive bilanciati da anni con anomalie negative. A livello globale, invece, la variazione dello stato medio del clima è stata di circa 0.4 °C. Negli ultimi 30 anni, cioè, la temperatura media del pianeta è cresciuta di quasi mezzo grado: davvero tanto, considerando che si tratta di una variazione globale! Per valutare, invece, la variabilità climatica, il discorso è un po’ più complesso. Il concetto però è tangibile nel momento in cui si scopre – e a tal proposito gli esempi si sprecano – che i tempi di ritorno di eventi estremi non sono più rispettati. Perché? Perché i tempi di ritorno si calcolano tenendo conto della media e della varianza di un campione di dati appartenenti ad un trentennio. Se un evento estremo, calcolato per esempio con la statistica fatta sul trentennio 1955-1984, ha un tempo di ritorno di 100 anni e poi invece quel fenomeno si verifica a distanza di 8-10 anni (o anche meno), allora significa che la statistica del trentennio 1955-1984 è ormai vecchia ed obsoleta. Vale a dire che il cambiamento climatico è più veloce dei tempi necessari per raccogliere una statistica su cui fare le analisi climatiche.

foto di Andrea Corigliano - meteorologo.
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Andrea Corigliano
Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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