I forti dubbi che aleggiano attorno al possibile peggioramento della prossima settimana – Andrea Corigliano

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Ci sono segnali, da parte della modellistica numerica, che non lasciano dubbi su quanto si possa o non si possa affermare a proposito di una linea di tendenza a medio o lungo termine. Se questi segnali sono bene evidenti, forniscono la possibilità di capire meglio il valore della previsione che si sta consultando e quindi di portare avanti le migliori valutazioni a riguardo. In riferimento, per esempio, allo scenario di peggioramento che si delineerebbe entro la prima metà della prossima settimana, ci sono due incertezze che accompagnano la previsione di un affondo di una saccatura sul Mediterraneo occidentale, ormai data con certezza assoluta in compagnia di tutto il corollario di fenomeni atmosferici annessi che interesseranno l’Italia, criticità ed allerte comprese. Ora… è anche vero che la previsione media di ensemble, a 7 giorni, inquadra il possibile ingresso di un’ondulazione del flusso perturbato atlantico sull’Europa occidentale, ma questa previsione acquista significato nel momento in cui il suo errore non è così elevato da minarne le fondamenta. Sono due i punti nevralgici… ed il modello ci avvisa fin troppo bene su questo, anche se si tratta di informazioni che ai più non piacciono – e quindi sono trascurate – perché non si vuole far vedere che si sta parlando di aria fritta: sussiste infatti una notevole incertezza, come mostra la scala cromatica sulla destra che andando verso il rosso indica un errore sempre più crescente, su come potrebbe strutturarsi la saccatura. Non stiamo parlando, cioè, se un minimo di pressione sarà di 100 km più ad ovest o più ad est (che, comunque, in un bacino come il nostro, è capace di portare grosse differenze sull’evoluzione del tempo), bensì stiamo parlando di una configurazione sinottica che si sviluppa per qualche migliaio di chilometri. Nelle due zone racchiuse dal cerchio nero sono contenuti i “dubbi esistenziali” del modello che, ad oggi, non sono ancora stati risolti:

1) l’area in cui il flusso atlantico passerebbe dall’avere una componente zonale ad una componente meridiana e che, tradotto in soldoni, significa un’indecisione su dove la saccatura possa avere inizio (e già questo non mi sembra un’inezia!);

2) l’entità dell’affondo della saccatura, sempre che sia il Marocco la meta prescelta (ed anche questo non è un fattore da poco).

E allora, se è vero che non possiamo ancora sapere quale potrebbe essere il capo e la coda della saccatura e se è vero che l’eventuale richiamo di aria calda sull’Italia dipende, tanto per dirne una, proprio dall’affondo della saccatura secondo il meccanismo per cui più aria fredda scende ad ovest della saccatura e più aria calda sale ad est della stessa, come è possibile aver già scritto vita, morte e miracoli di questo peggioramento?

Foto: I FORTI DUBBI CHE ALEGGIANO ATTORNO AL POSSIBILE PEGGIORAMENTO DELLA SETTIMANA PROSSIMA.

Ci sono segnali, da parte della modellistica numerica, che non lasciano dubbi su quanto si possa o non si possa affermare a proposito di una linea di tendenza a medio o lungo termine. Se questi segnali sono bene evidenti, forniscono la possibilità di capire meglio il valore della previsione che si sta consultando e quindi di portare avanti le migliori valutazioni a riguardo. In riferimento, per esempio, allo scenario di peggioramento che si delineerebbe entro la prima metà della prossima settimana, ci sono due incertezze che accompagnano la previsione di un affondo di una saccatura sul Mediterraneo occidentale, ormai data con certezza assoluta in compagnia di tutto il corollario di fenomeni atmosferici annessi che interesseranno l’Italia, criticità ed allerte comprese. Ora... è anche vero che la previsione media di ensemble, a 7 giorni, inquadra il possibile ingresso di un’ondulazione del flusso perturbato atlantico sull’Europa occidentale, ma questa previsione acquista significato nel momento in cui il suo errore non è così elevato da minarne le fondamenta. Sono due i punti nevralgici... ed il modello ci avvisa fin troppo bene su questo, anche se si tratta di informazioni che ai più non piacciono – e quindi sono trascurate – perché non si vuole far vedere che si sta parlando di aria fritta: sussiste infatti una notevole incertezza, come mostra la scala cromatica sulla destra che andando verso il rosso indica un errore sempre più crescente, su come potrebbe strutturarsi la saccatura. Non stiamo parlando, cioè, se un minimo di pressione sarà di 100 km più ad ovest o più ad est (che, comunque, in un bacino come il nostro, è capace di portare grosse differenze sull’evoluzione del tempo), bensì stiamo parlando di una configurazione sinottica che si sviluppa per qualche migliaio di chilometri. Nelle due zone racchiuse dal cerchio nero sono contenuti i “dubbi esistenziali” del modello che, ad oggi, non sono ancora stati risolti:

1) l’area in cui il flusso atlantico passerebbe dall’avere una componente zonale ad una componente meridiana e che, tradotto in soldoni, significa un’indecisione su dove la saccatura possa avere inizio (e già questo non mi sembra un’inezia!);

2) l’entità dell’affondo della saccatura, sempre che sia il Marocco la meta prescelta (ed anche questo non è un fattore da poco). 

E allora, se è vero che non possiamo ancora sapere quale potrebbe essere il capo e la coda della saccatura e se è vero che l’eventuale richiamo di aria calda sull’Italia dipende, tanto per dirne una, proprio dall’affondo della saccatura secondo il meccanismo per cui più aria fredda scende ad ovest della saccatura e più aria calda sale ad est della stessa, come è possibile aver già scritto vita, morte e miracoli di questo peggioramento?

 

Andrea Corigliano

Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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