La convergenza, lo stau e l’incertezza della previsione – Andrea Corigliano

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Le due cartine si riferiscono alla previsione del campo di vento a 10 metri e della cumulata di precipitazione in 12 ore, valide per la seconda parte della giornata odierna sulla Sardegna. L’intenzione non è quella di emettere una previsione (vista la delicatezza rimando ai bollettini della Protezione Civile), semmai è quella di far comprendere quanto sia molto spesso difficile emettere con largo anticipo una previsione di eventi estremi in un territorio così complesso come è quello italiano. La localizzazione, nello spazio e nel tempo, di piogge forti dipende spesso dalla concatenazione di due fattori: linee di convergenza e stau. Si tratta, cioè, dell’azione congiunta di due correnti che provengono da direzioni opposte (convergenza) e che poi sono costrette a risalire una catena montuosa (stau): dove questi due fattori sommano i loro effetti, è potenzialmente massima la quantità di pioggia che potrebbe riversarsi al suolo; mentre laddove agisce soltanto uno dei due fattori, il contenuto di acqua precipitabile, seppur ugualmente consistente, è minore. Tenendo a mente questo discorso, ecco spiegato il motivo per cui il modello prevede, sul settore nord-orientale della Sardegna, i massimi di precipitazione: qui i due fattori dovrebbero sommarsi (convergenza di correnti provenienti da nord/est e da sud/est ed effetto stau). Un’altra area di convergenza tra tre correnti provenienti da direzioni diverse (nord/est, est, sud/est) si troverebbe al largo del settore nord-occidentale dell’Isola; mentre il solo effetto di sbarramento dovrebbe interessare i restanti settori della costa orientale, dove dovrebbe agire solo il sollevamento forzato delle correnti da sud-est. Come si può notare, queste dinamiche si sviluppano a scala sub-sinottica e, in particolare, su finestre spaziali alla mesoscala beta (10-100 km) e gamma (1-10 km): è facile allora comprendere che è possibile inquadrare l’evento e stimare la sua intensità solo nel momento in cui la distanza temporale che ci separa dal probabile fenomeno rientra nei tempi di calcolo di un modello ad area limitata, che arriva al massimo a 72 ore. Ma, anche in questo caso, piccole variazioni tra corse consecutive del modello possono spostare la localizzazione di questi eventi intensi anche di 10-20 km a 24 ore dal probabile evento: ecco perché questo tipo di previsione necessita attenzione ed il giusto equilibrio nell’essere emessa. E, soprattutto, si tratta di una situazione che deve essere obbligatoriamente monitorata, nel momento in cui il potenziale evento inizia a concretizzarsi, magari non proprio esattamente nell’area indicata dalla modellistica numerica. Ma questo si sa… il modello è una schematizzazione del mondo reale, con tutti i problemi che ne possono conseguire, specie in situazioni come queste.

foto di Meteorologia.
Andrea Corigliano

 

Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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