La Meteorologia e gli opinionisti da strapazzo – Filippo Thiery

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E’ noto, siamo un popolo di sessanta milioni di allenatori della nazionale ed altrettanti opinionisti meteorologi.

Al punto che l’abitudine di ergersi a persone sufficientemente “esperte” del settore da potersi permettere di sparare giudizi, pareri e sentenze a tutto spiano su chi questa professione la pratica per mestiere, con particolare predilizione al vivisezionare l’operato di chi si occupa di previsioni a fini di allertamento, ha ormai portato lo sguardo opinionista dei suddetti (e cosiddetti) “esperti” di casa nostra a valicare l’Atlantico… ed ecco che, dopo l’importante evento perturbato che in questa coda di gennaio ha interessato gli Stati Uniti nord-orientali, tutti a prendere per i fondelli il Servizio Meteorologico statunitense per aver “sbagliato” la previsione della quantità di neve che doveva cadere su New York.

La realtà, proviamo a vederla con calma, è che l’area messa sotto massima allerta per bufere di neve dal National Weather Service riguardava tutta la fascia costiera e di primo entroterra di 7 Stati americani, su 5 dei quali l’evento ha poi effettivamente assunto le proporzioni previste, con nevicate di portata storica accompagnate da violente raffiche di vento.

E’ infatti accaduto che il ciclone rapidamente approfonditosi, esattamente come previsto, nella notte fra il 26 e il 27 gennaio (ora italiana) con centro posizionato in mare proprio di fronte alle coste newyorkesi, ed in graduale lenta risalita nelle successive 24-48 ore verso nord-nord-est parallelamente alle coste del New England, alla resa dei conti è risultato spostato di qualche decina di chilometri (una cinquantina, ad occhio, non di più) verso est, e questo ha fatto sì che il bordo più meridionale dell’area messa in allerta (ovvero il New Jersey e lo Stato di New York) siano stati interessati meno direttamente dalle bande più intense di precipitazione, con accumuli complessivi, quindi, decisamente inferiori alle attese.

Invece sui restanti 5 Stati, come detto, l’evento è stato pienamente confermato di portata epocale. A titolo di esempio, la città di Worcester (seconda città per popolazione di tutto il New England, una cinquantina di km ad ovest di Boston), con 85 cm di neve in meno di 24 ore, sono stati battuti tutti i record di accumulo nevoso in 110 anni di rilevazioni meteorologiche. Nella stessa Boston sono stati superati i 60 cm di accumulo, accompagnati da raffiche superiori ai 70 km/h in città, mentre sui capi esposti della linea costiera sono stati ripetutamente superati i 100 km/h. E sono dati parziali, rilevati a coda dell’evento ancora in corso.

Bene, che in una previsione meteorologica (foss’anche molto ravvicinata, a 12 o 24 ore dall’inizio dell’evento perturbato, figuriamoci poi su quelle a lunga scadenza che tanto si dilettano a guardare gli opinionisti di cui sopra) ci sia un margine di errore di qualche decina di km sulla posizione del centro della depressione, fa semplicemente parte delle leggi della Fisica e della dinamica dei sistemi deterministici caotici, di cui l’atmosfera è il sommo prototipo (non sarà un caso se la Teoria del Caos l’ha scoperta un meteorologo). Quindi questa indeterminazione non è né “colpa dei modelli matematici”, né “colpa dei meteorologi”, queste ultime sono affermazioni che possono fare solo dei solenni ignorantidella materia, ma è una indeterminazione semplicemente intrinseca alla previsione meteorologica stessa, scritta nelle leggi della Fisica.

Per questo non mi stancherò mai di ripetere che una previsione meteorologica (seelaborata da personale competente, secondo precise procedure e metodologie di analisi, diagnosi e prognosi dello stato presente e futuro dell’atmosfera) non è mai “sbagliata”, anche quest’ultimo è un termine che può usare solo un ignorante: al limite la previsione non si avvera (o si avvera solo in parte), sono due concetti molto diversi, e la discrepanza (anche clamorosa) fra previsione e realtà fa semplicemente parte del gioco quando ci si raffronta con sistemi dinamici di questo tipo.

Altrimenti, se uno pretende la coincidenza sostanzialmente perfetta (ovvero con accuratezza pari a quella con cui si conosce lo stato iniziale del sistema fisico investigato) fra ciò che è previsto e ciò che si verificherà, che problema c’è, basta mettersi a fare l’astrofico, ovvero dedicarsi a studiare sistemi fisici regolati da equazioni altamente lineari, quindi non caotiche, e state certi che le previsioni su giorno, ora, luogo del globo e percentuale di visibilità, e tutte le altre caratteristiche, delle prossime eclissi solari e lunari, le azzeccate nei minimi dettagli da qui ai prossimi n secoli, con anticipo grande a piacere. Straordinario, no?

Se invece non ve ne frega una beata minchia di sapere quando sarà la prossima eclissi anulare di sole visibile dall’Oceania, e volete sapere invece che tempo farà domani sopra casa vostra, beh allora è il caso che si capisca una volta per tutte che, se la dinamica dell’atmosfera obbidisce ad equazioni diverse delle dinamica dei corpi celesti, non è colpa dei meteorologi o di chi sviluppa i modelli numerici, ma è semplicemente scritto nelle leggi della Fisica, che in questo caso sono altamente non lineari, ovvero soggette al fenomeno della sensile dipendenza dalle condizioni iniziali, per cui una microscopica fluttuazione di queste ultime si traduce in una macroscopica indeterminazione sullo stato finale del sistema, anche su un futuro molto prossimo. Questo lo ha capito alla fine dell’ottocento un matematico e fisico francese che si chiamava Henri Poincaré, e lo ha poi sviluppato e reso concettualmente sistematico nella Teoria del Caos un meteorologo statunitense che si chiamava Edward Norton Lorenz nel 1963: come dire che questo fatto concettualmente rivoluzionario della non coincidenza fra determinismo e previsionismo (ovvero del fatto che un sistema deterministico, regolato dalle leggi di una scienza esatta come la Fisica, non è detto che sia esattamente prevedibile, anzi in generale non lo è) è stato intuito dalla Scienza più di un secolo fa, e reso teoria scientifica oltre 50 anni fa, ovvero da prima che l’uomo andasse sulla Luna, eccheccazzo, forse è ora di farli entrare nel nostro bagaglio culturale, ‘sti concetti, se un popolo è in grado di capire il fuorigioco o la differenza fra il 4-4-2 ed il 4-3-3, magari può capire anche questo.

In conclusione: con le carte previste dai modelli numerici dei giorni precedenti questo evento (ne vedete un esempio nell’immagine qui condivisa), il massimo livello di allertasu su tutta la fascia atlantica dal New Jersey al Maine, compreso lo Stato di New York, era doveroso, e NON EMETTERLO SAREBBE STATO DA SCRITERIATI, ANZI DA PAZZI CRIMINALI, non ci sono discussioni.

L’unica cosa su cui, eventualmente, si può dibattere (se proprio uno non ha nulla di meglio di cui chiacchierare, capisco che in questo periodo non gioca la nazionale ma che ne so, andate al cinema e poi parlate del film che avete visto, no?) è che magari i toni così assertivi e deterministici del sindaco di NY sull’annunciare “la maggiore nevicata della storia, una cosa mai vista” potevano essere modulati meglio (sempre il solito problema, lacomunicazione dell’incertezza dovrebbe far parte stessa della previsione, anzi tipicamente la stima dell’incertezza è ancor più importante della previsione stessa!), però quei toni così decisi potrebbero anche essere stati una consapevole scelta comunicativa per tenere alto il livello di attenzione dei cittadini, per cui tanto di cappello al lavoro dei previsori del National Weather Service e degli amministratori della grande mela.

Perché, di fronte ad un evento che i modelli numerici delineavano come di portata potenzialmente epocale, queste persone CI HANNO MESSO LA FACCIA e si sonoASSUNTI LE LORO RESPONSABILITA’, svolgendo perfettamente il proprio lavoro a tutela della salvaguardia dei propri cittadini, nella piena consapevolezza del fatto che l’eventuale errore dei modelli sull’esatta traiettoria della perturbazione lo si conosce solo a posteriori, e quindi solo ad evento in corso è possibile ridimensionare la gravità della situazione su alcune zone della vasta area inizialmente allertata (mentre sul resto del territorio l’aver tempestivamente emesso quegli avvisi salva vite umane, l’alternativa era non allertare nessuno, risparmiandosi la figuraccia a New York ma CONTANDO I MORTI COME MOSCHE in altri cinque stati su sette, è questo che vogliamo?!?!?!?!?!? E se anche l’evento stavolta si fosse rivelato un flop su tutti e sette gli stati, altre otto o nove volte su dieci invece i modelli di previsione a 24 ore ci prendono, quindi non tenerne conto e fare finta di niente porterebbe comunque a seppellire uomini, donne e bambini a grappoli alla prossima occasione, e allora si faranno le polemiche sul mancato allarme, ovvio no?)

Il sistema di allertamento funziona così perché la Fisica dell’atmosfera decide così, e quindi i falsi allarmi (“falso” in questo caso a New York, perché ripeto in 5 stati su 7 il massimo codice di allerta ci stava tutto) fanno parte dell’incertezza insita in una previsione meteorologica, è questo che IN ITALIA NON SI RIESCE A FARE CAPIRE al 99,999999(periodico)% della popolazione, giornalisti ed amministratori pubblici compresi.

Per non parlare dei sessanta milioni di meteo-opinionisti che, senza avere neanche la minima idea di cosa voglia dire assumersi quotidianamente la responsabilità di emettere (o non emettere) un avviso o una allerta (e quindi di esporsi altrettanto quotidianamente al fisiologico rischio di un falso o mancato allarme), sanno solo sputare giudizi sul lavoro altrui, in merito ad una materia scientifica, la meteorologia, di cui conoscono a malapena quattro cacchiate, pensando invece di sapere tutto quel che c’è da sapere.

Come se io, sulla base di quel che ho studiato in quinta elementare sull’organismo umano e sugli apparati respiratorio, digerente, ecc… rivendicassi di avere competenze in medicina. E per favore, su.

semplicemente, inrtrinseco alla previsione stessa, e scritto nelle leggi della Fisica

Filippo Thiery
Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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