La meteorologia e il capro espiatorio di bilancino e compasso – Filippo Thiery

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di tutti i post che ho pubblicato nei miei due anni su fb, questo è in assoluto quello a cui tengo di più, e dopo tanta riflessione sono molto contento di averlo finalmente scritto, lo vivo davvero come una liberazione.
PREFAZIONE:
Ci ho messo esattamente un anno a buttarlo giù, questo post, perché è nato all’indomani dell’alluvione di Genova, sulla base peraltro dei precedenti dodici anni di sala previsioni, è rimasto lì sulla tastiera, poi l’altro giorno è arrivata l’alluvione della Costa Azzurra a chiudere il cerchio e a dare a queste riflessioni un respiro più ampio delle polemiche e delle dinamiche nazionali. E allora è arrivato il momento di pubblicarlo.
CAPITOLO PRIMO E ULTIMO (OVE SI DISCORRE ATTORNO A STORIE DI BILANCINO, DI CRONOMETRO E DI COMPASSO):
Nizza e Cannes 2015 come Genova 2014, stessa identica storia. Le previsioni meteo, intendo: in entrambi i casi, i meteorologi degli enti preposti all’emissione degli avvisi sulla zona vulnerata (oggi quelli di Meteo France, ieri quelli dell’Arpa Liguria) avevano inquadrato perfettamente, nelle emissioni del giorno precedente, la severità dell’evento perturbato in arrivo, delineando caratteristiche meteorologiche, tempistica e localizzazione dei fenomeni intensi poi risultate perfettamente in linea con quanto verificatosi.
Al di là delle fandonie che in quei giorni raccontarono i media, i colleghi liguri il giorno prima dell’evento avevano correttamente emesso un avviso di avverse condizioni meteorologiche per “temporali organizzati, forti e persistenti”, con “maggiore probabilità sull’area B (quella di Genova, n.d.r)”. Allo stesso modo, i colleghi francesi avevano emanato della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra un analogo messaggio per “forti precipitazioni temporalesche con alto rischio di cellule stazionarie”, indentificando in particolare proprio il dipartimento delle Alpi Marittime (quello di Cannes e Nizza) come la zona in cui le cumulate di pioggia potevano risultare più elevate, e dove in serata erano possibili “quantitativi dell’ordine dei 150 mm in meno di 6 ore”. C’è da togliersi il cappello, in entrambi i casi, di fronte a queste previsioni elaborate dai meteorologi.
Però c’è un problema.
Chi in giro per il mondo ha concepito l’architettura dei vari sistemi di allertamento, allo scopo di valutare gli impatti sul territorio e stabilire quindi i livelli delle allerte (giallo/arancio/rosso), non si è accontentato di avere in input questo tipo di previsioni. Macché, tutti i giorni vogliono sapere esattamente quanti mm di pioggia (cioè litri a metro quadro) cadranno dal cielo su ogni area del paese ed in quanto tempo. E se anche i meteorologi azzeccassero alla perfezione (come hanno fatto i colleghi di Meteo France l’altro giorno) la cumulata complessiva e la durata massima dell’evento, non va ancora bene perché si sentono chiedere “va bene abbiamo capito, pioveranno 150 mm in meno di 6 ore, ma quanto esattamente in tre ore? E in un’ora? E in mezz’ora?” E, possibilmente, anche da che ora a che ora (coltivando magari la speranza di attivare le misure di prevenzione, le aperture e chiusure di strade e ponti, e le attivazioni delle sale operative, guardando il cronometro).
Ecco perché (basta leggere i quotidiani francesi) sabato in Costa Azzurra c’era l’allerta arancione ma non rossa: perché a queste ultime domande (scientificamente fuori di cervello, ma purtroppo codificate nelle procedure operative e nelle normative, non a caso concepite da persone che non sono meteorologi) i colleghi francesi hanno risposto con una stima di cumulate orarie fino a 60 mm (il che corrisponde comunque a precipitazioni a carattere di nubifragio! mica di leggera pioviggine!) Ma siccome la soglia dell’allerta rossa in quella zona sarà un po’ più alta di quei 60 mm orari (magari l’asticella del rosso è a 60.1, scusate la provocazione verso l’ottusità di certi approcci ingegneristici), allora non è scattato quel livello di colore ma quello precedente, l’arancione. Poi a Cannes ne sono caduti 107, di mm in un’ora (come dire che quella previsione oraria era comunque di ottimo livello), e su questa differenza Meteo France si è giocata la percezione di una allerta sottostimata o addirittura mancata, nonostante – ripeto – una previsione meteorologica a dir poco da manuale (vedi http://www.lemonde.fr/planete/artic…).
E tutto lì, il problema! Le soglie dei livelli di criticità (cioè dei potenziali danni ed impatti) e dei conseguenti codici di allerta sono state concepite (anche) sulla base di quello, capite, sui mm esatti di pioggia che potranno cadere in tutti i multipli e sottomultipli possibili dell’unità di tempo. Peccato che l’atmosfera (anche con tutti i modelli numerici più avanzati di questo mondo) non permetta assolutamente previsioni a questo livello di dettaglio, peccato che – specie con fenomeni a prevalente carattere temporalesco (maledizione siamo sempre lì, non c’è verso di far passare questi concetti) – una simile risoluzione prognostica non sia possibile da stabilire neanche un’ora prima, a volte neanche ad evento in corso, figuriamoci il giorno prima. Anche se, ma qui bisognerebbe aprire ben più che una parentesi, c’è gente sempre pronta a spacciarti il proprio miracoloso prodotto come capace di farlo, o a rivendicare maggiori investimenti sullo sviluppo dei loro mirabolanti modelli alla risoluzione del metro quadrato, trovando talvolta anche l’amministratore che – con la scusa di “rendere più precise le previsioni” – apre il pubblico portafoglio (invece di spendere quei soldi, magari, per interventi di messa in sicurezza della propria città), ma questo fa parte delle speculazioni e del businness di un sistema marcio e clientelare, e non ha niente a che vedere con la Scienza.
Insomma, a quanto pare anche in Francia (tutto il mondo è paese) hanno costruito un sistema di allertamento a superamento soglie basato su previsioni quantitative di precipitazioni (e già su questo avrei molto da ridire) peraltro a un livello di risoluzione spazio-temporale che in sede di previsione non è noto neanche al Padreterno (e questa pretesa di dettagli chirurgici è proprio una cosa fuori di testa).
Ecco perché in Francia (ma immagino anche un anno fa in Liguria), nonostante previsioni meteorologiche a dir poco da monumento, non è scattato il massimo livello di allerta, ma quello immediatamente precedente, perché si è preteso che le previsioni discriminassero il pelo nell’uovo (ammesso e non concesso – poi – che il codice di allerta superiore avrebbe salvato la vita a chi, trovandosi in sicurezza ai piani alti, ha pensato di scendere in garage per salvare l’automobile, ma questo è un altro discorso, a ricordare che l’allerta può salvare la gente, ma fino a un certo punto, e non può essere sempre il capro espiatorio di tutto).
Signori ingegneri, per favore fate pace, una volta per tutte, con questa questione dei mm esatti di pioggia previsti e sull’ora o luogo esatto in cui pioverà. E poi, soprattutto, mettetevi a tavolino e studiate un sistema diverso. In cui la valutazione del livello o del colore dell’allerta non dipendano dai litri a metro quadro esatti previsti in quarantasette minuti, trenta secondi e due decimi, ma dalla caratterizzazione qualitativa e della diagnostica della fenomenologia prevista. Perché questo, vi può dire la Scienza.
Lo sviluppo di un sistema convettivo a mescoscala con alto rischio di cellule autorigeneranti, con plausibile stazionarietà sulla stessa zona causa situazione di blocco, oppure il passaggio di una linea temporalesca in rapido transito ma con fenomeni localmente forti, oppure un isolato temporale termoconcettivo a cella singola di breve durata ma con valori degli indici di instabilità che autorizzano a ipotizzarlo a carattere di nubifragio… potranno essere situazioni da allerta rossa, o arancione, o gialla, decidetelo voi, ma questo (e non altro) è quello che la Scienza è in grado di prevedere, non chiedete ai meteorologi di usare il bilancino per dirvi se quei 100 o 200 o 300 mm indicativamente previsti li potrà fare in 5 ore o in 3 o in un’ora e mezza, né il cronometro per individuare l’ora esatta in cui (ri)comincerà o smetterà di piovere, né il compasso per stabilire se la frazione vattelapesca del comune di nonsodove ricadrà o meno nell’area più colpita.
Perché altrimenti – ve lo posso garantire – continueremo a collezionare casi in cui la Scienza ci ha messo in condizione di prevedere bene (per quanto di volta in volta è possibile) gli eventi meteorologici in arrivo sul nostro territorio, ma il livello di allerta non era quello “giusto”.
Pensateci, per favore.
POSTFAZIONE
Viene il dubbio, perdonatemi, che questi concetti in realtà siano ormai perfettamente chiari a tutti, ma che un sistema di allertamento fatto così sia molto comodo. Perché, alla resa dei conti, se l’allerta è arancione ma non rossa, o è gialla ma non arancione, si potrà sempre e comunque gettare la croce (e infatti è quello che regolarmente avviene, Genova e Nizza sono solo due casi fra tanti) sui meteorologi degli enti istituzionalmente proposti all’allertamento, che anche nei casi in cui abbiano inquadrato la tipologia degli eventi previsti, vista l’impossibilità scientifica di azzeccare i più minuti dettagli, avranno sicuramente scritto un quantitativo differente (non importa su quale cifra decimale, l’importante è che sia diverso) da quello poi effettivamente registrato dai pluviometri.
Il punto cruciale è che una previsione di eventi avversi, se espressa in forma scientificamente sensata e quindi inattaccabile, fa comprensibilmente molta paura a chi sul territorio deve tradurla in provvedimenti di salvaguardia della gente (e confesso che non vorrei mai essere al loro posto, visto il dissesto del Paese in cui viviamo), perché a posteriori non puoi neanche dire “non lo sapevo, non mi avevano avvertito”. E in un territorio già orograficamente complesso, a maggior ragione se reso un colabrodo da decenni di cementificazione intensiva (Genova e le riviera della Costa Azzurra sono due ottimi esempi), la tragedia è sempre dietro l’angolo, complici spesso i comportamenti un po’ sprovveduti delle persone (però a posteriori non puoi neanche chiamare in causa quest’ultimo aspetto, sembra che stai dando la colpa alla gente che ha perso la vita, mediaticamente non sta bene, e poi non è certo responsabilità dei cittadini se quel garage o quel sottopassaggio sono stati progettati male).
E allora, se chiediamo ai meteorologi i mm esatti nei minuti esatti, la loro previsione “sbagliata” sarà sempre un’ancora sicura a cui aggrapparsi per giustificare il disastro e i lutti, e costituirà il più sicuro e facile dei capri espiatori per scaricare ben altre responsabilità: quella di una urbanizzazione intensiva galoppante capace di impermeabilizzare diffusamente il suolo, e parallelamente di concentrare centinaia di migliaia di persone in poche decine di chilometri lineari, quella di provvedimenti amministrativi criminali che concedono agibilità e abitabilità a strade ed appartamenti dove le persone prima o poi è scientifico che annegheranno come topi, e non ultima quella delle fisiologiche remore a prendere provvedimenti che creano inevitabilmente disagi, danni economici o malcontento di vario genere, dalla chiusura delle scuole quando piove tanto al blocco dei tir quando nevica, all’annullamento di eventi per i quali “the show must go on” (vedi la partita di calcio del Nizza confermata nonostante il conclamato rischio di eventi estremi proprio in quella fascia oraria, poi inevitabilmente interrotta nel secondo tempo per campo impraticabile, leggi ventimila persone riversate per le strade della città nel pieno dell’evento alluvionale).
Ma di queste cose (cioè dei veri motivi per cui la gente annega nelle nostre città) non si parla mai, ma no, è colpa dei meteorologi, è colpa del fatto che l’allerta non era quella adeguata… avevano detto che in sessanta minuti sarebbero caduti 60 mm, ne sono caduti 100, vostro onore, e poi avevano assicurato che dalle otto e un quarto a mezzanotte meno dieci non sarebbe piovuto, signor giudice. Anzi, già che ci siamo, si informi un po’, chi era il meteorologo di turno quel giorno a scrivere quei numeri? E via con nome e cognome dei singoli – lo abbiamo visto dopo Genova, lo continueremo a vedere in futuro – da dare in pasto alla sete di giustizia della gente, alla gogna mediatica e alle inchieste della magistratura.
POSTILLA FINALE
Quanto sopra, essenzialmente, è il motivo per cui personalmente sto seriamente cercando un altro mestiere. Passerò per pavido, pazienza, ma non ho nessuna voglia di ritrovarmi, fra un mese, un anno o dieci anni (visti i duri tempi per le casse previdenziali, me ne mancano almeno venticinque alla ipotetica pensione, a circa 100 turni l’anno in sala previsioni fanno 2500 turni, statisticamente sufficienti a pescare il jolly sbagliato) a fare la vittima sacrificale annunciata, sui giornali e/o in un’aula da tribunale, di fronte a una denuncia per omicidio colposo, con richieste di risarcimento danni capaci di rovinare una famiglia per dieci generazioni, mentre (è il colmo) palazzinari e speculatori di vario genere continueranno a banchettare a spese della pubblica incolumità. Se fosse solo per me, forse (ho detto forse) affronterei il rischio e continuerei a fare questo mestiere (incrociando le dita e tirando avanti giorno per giorno, senza pensare troppo all’assurdità di quelle previsioni mm di pioggia per mm di pioggia, zona per zona, masso per masso), lo farei per passione verso il mio lavoro e – scusate la retorica nazionalpopolare, che generalmente non mi appartiene – per amore del mio Paese. Ma non posso ragionare solo per me, ho una figlia, non posso correre questo rischio, non è umanamente sostenibile. E, soprattutto, non è giusto.

il comunicato di allerta emesso da Meteo France per l’evento del 03.10.2015

l’avviso di avverse condizioni meteorologiche emesso dall’Arpal per l’evento del 09.10.2014
Filippo Thiery
Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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