La vera e la falsa stabilità atmosferica nella stagione estiva: come riconoscerle? Il caso dei prossimi 7 giorni

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Oggi, 15 luglio, siamo giunti al giro di boa dell’estate meteorologica: da domani torneremo indietro per lasciare il timone all’autunno che inizierà, sempre dal punto di vista meteorologico, il 1° settembre. Abbiamo già più volte detto che in questi primi 45 giorni le condizioni atmosferiche sono state caratterizzate da una vivace dinamicità che si è manifestata con numerose occasioni temporalesche e con pochi periodi che definiamo convenzionalmente “stabili” perché portano un miglioramento del tempo ed un aumento delle temperature più o meno intenso e diffuso. Ma che cos’è, in realtà, una condizione stabile? Possiamo davvero parlare di stabilità ogni volta in cui ad una fase temporalesca subentra il ritorno del cielo sereno che si accompagna anche ad una ripresa delle temperature? A mio modesto avviso, non credo. Perché, al di là di quanto possa proporci la modellistica numerica sulla possibile evoluzione del tempo, penso che sia anche utile sottolineare che cosa significa parlare di “condizioni di stabilità”, intese nel senso più ampio del termine: condizioni che, quindi, vanno oltre il ripristino di quanto viene comunemente etichettato con “bel tempo”. A tal proposito, possiamo pensare ad esempio che un sistema si definisce in equilibrio STABILE se, spostato dal suo stato iniziale e poi lasciato andare, dopo piccole oscillazioni ritorna nella condizione iniziale da dove era stato spostato. Penso ora che lo stesso discorso possa essere valido anche per la dinamica atmosferica, con le dovute considerazioni. Ed allora comprendiamo che una figura stabile, per il Mediterraneo, è (o forse sarebbe meglio dire “era”…) l’ANTICICLONE DELLE AZZORRE perché è in grado di garantire periodi piuttosto lunghi, anche di 7-10 giorni, in cui predominano le stesse caratteristiche meteorologiche (ecco qui la stabilità intesa come prolungamento di uno stesso tipo di tempo, nel tempo) che vengono saltuariamente interrotte da qualche passaggio perturbato sbrigativo che poi lascia di nuovo il posto al medesimo campo anticiclonico (ecco qui la stabilità intesa come uno spostamento dalle condizioni di equilibrio dell’anticiclone che poi torna nel suo stato iniziale). Quanto invece stiamo sperimentando in questa stagione estiva ricalca una situazione piuttosto movimentata che nasce da una dinamica di masse d’aria che scelgono in prevalenza movimenti meridiani per spostarsi e che si inseriscono in seno ad ondulazioni della corrente portante alle quote medio-alte della troposfera. Ed una configurazione ad “onde”, come i cavalloni nel mare, non è certamente rappresentativa di una situazione STABILE, vista la mutezza con cui il quadro sinottico può cambiare nell’arco di una settimana. Possiamo forse parlare di stabilità in senso stretto, perché limitata nel tempo (per la non lunga durata) e nello spazio (perché legata ad ondulazioni in transito): non è questa la vera stabilità che dovrebbe caratterizzare in modo particolare questo periodo dell’anno, in cui dovrebbe invece essere un campo anticiclonico – ed in particolare quello delle Azzorre – a dominare la scena. Quanto ci riserverà probabilmente l’atmosfera nei prossimi 6-7 giorni potrebbe essere una nuova espressione di questa stabilità intesa IN SENSO STRETTO, ovvero l’ennesimo copione già visto in questa estate altalenante: una nuova rimonta del promontorio nord africano, indotta da una saccatura in discesa dal nord atlantico alle coste marocchine (da domani al fine settimana), seguita dal possibile ingresso sul Mediterraneo occidentale di una conca depressionaria legata a quella saccatura (limitandoci a parlare del segnale che emerge dalla previsione di ensemble del 21 luglio) all’inizio della prossima settimana. Senza ovviamente entrare nei dettagli per le ovvie ragioni legate alla distanza a cui ci siamo spinti, possiamo ad oggi solo leggere che sul menù gli ingredienti potrebbero essere ancora una volta gli stessi: prima il caldo e poi l’aria più fresca. Con i soliti fenomeni da contrasto a sancire il passaggio dall’una all’altra fase.

tre giorni

Andrea Corigliano
Andrea Corigliano

Andrea Corigliano, laureato in fisica, meteorologo e divulgatore scientifico, ha collaborato con il col. Mario Giuliacci presso il centro MeteoGiuliacci. E' stato docente di meteorologia. Collabora con l’Associazione Bernacca.

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