L’informazione meteorologica in Italia: notizie urlate per scopi commerciali – Andrea Corigliano

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È ormai arcinoto che da quando la meteorologia è entrata nel web, è iniziata la corsa alla sua spettacolarizzazione: nella comunicazione delle notizie sul tempo e sul clima si è assistito, negli ultimi anni, a un uso sempre più massiccio di toni allarmanti e sensazionalistici, il cui unico scopo è quello di impressionare il lettore che, preso dall’ansia, è invogliato a leggere la notizia. Affermare, infatti, che a Roma si è verificato un nubifragio non suscita la stessa reazione che si avrebbe se si dicesse che Roma è stata colpita da una bomba d’acqua; allo stesso modo, “vento forte a Firenze” non meraviglia quanto dire… “uragano a Firenze” e via dicendo. In questo modo aumenta il numero di accessi al sito che diffonde questa informazione e che fa dell’allarmismo il proprio cavallo di battaglia per irretire più utenti possibili. Perché più accessi significano più pubblicità e più pubblicità significa maggior guadagno: la meteorologia diventa così un fenomeno da baraccone e perde di scientificità e di credibilità.

Una buona regola per distinguere la vera informazione meteorologica poggia proprio sul riconoscimento di questi toni: più le notizie destano stupore, preoccupazione e ansia, più non sono professionali ed è quindi caldamente consigliabile non andare oltre la lettura del titolo. Perché come è vero che, quando guardiamo la TV, abbiamo in mano quel potente mezzo che è il telecomando per cambiare canale e non vedere un programma che non ci piace, è anche vero che quando leggiamo un titolo roboante abbiamo in mano quel potente mezzo che è il mouse per non cliccare su quella notizia.

Inoltre, è bene ricordare che:

1. La scienza non parla mai di “clima impazzito”, non prevede “ere glaciali” imminenti e non emette previsioni stagionali apocalittiche: si può limitare a dire che una stagione potrebbe essere più calda o più fredda della norma, più piovosa o più secca del normale.
2. La scienza parla semplicemente di cicloni, di anticicloni e di perturbazioni, solo all’occorrenza di nubifragi e di trombe d’aria. Parla semplicemente di ondate di caldo portate dall’anticiclone nord africano e non da figure mitologiche.
3. La scienza non usa mai a sproposito i termini “record” ed “eccezionale” perché il loro uso è vincolato al confronto tra il dato misurato e la serie storica di dati. Si parla per esempio di “caldo record” o di “freddo record” solo se un valore di temperatura non è mai stato registrato: se d’estate i 35 °C si raggiungono ogni anno, 35 °C non è “caldo record”!

Sono convinto che, già con questi pochi accorgimenti, riusciremo a ad apprezzare e a vivere con più serenità e più responsabilità le vicissitudini del tempo. Buon proseguimento!

Andrea Corigliano

meteo

Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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