Negare il Global Warming, ovvero negare l’evidenza.

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Quanto desidero proporre vuole essere un modo per provare a chiarire alcuni aspetti legati alla questione tanto dibattuta del Global Warming: lo faccio con un esempio che spero possa essere utile. L’immagine riporta l’anomalia di temperatura registrata in Europa nella prima decade di settembre: limitandoci ad osservare quanto è successo in Italia, possiamo vedere che i primi dieci giorni del mese sono stati nel complesso più freddi della norma (su base climatica 1981-2000), con scarti negativi non superiori ai 2°C. Ma se questa mappa non fosse il bilancio di una sola decade ma dell’intero mese, che cosa diremmo? Se ci limitassimo a guardare sempre entro i nostri confini, salteremmo subito alle conclusioni che settembre è stato un mese più freddo della norma. Se il giudizio si fermasse qui non sarebbe affatto sbagliato perché, effettivamente, se queste anomalie fossero veramente quelle di fine mese, quelle conclusioni sarebbero più che giuste. Il problema, invece, è che molto spesso basta un mese un po’ più freddo del normale per porsi la domanda… “Ma dov’è finito il Global Warming?” o per affermare addirittura… “Il bello è che continuano a parlare di Global Warming”. Lasciando per un attimo da parte la questione che per parlare di “riscaldamento globale” bisogna innanzitutto specificare le dimensioni spazio-temporali entro cui questo fenomeno può essere valutato, potremmo sentire anche un’opinione a riguardo di un abitante della Turchia o dei paesi scandinavi, dove invece l’anomalia di temperatura – ipotizzata mensile – è stata positiva e quindi, in queste aree, l’ipotetico mese di settembre è stato più caldo della norma. Sarebbe a questo punto corretto, allora, affermare invece che… “Il Global Warming c’è”, al contrario di quanto affermerebbe frettolosamente un italiano o un abitante della Russia solo perché il bilancio, su queste aree, è opposto? Certo che no perché, come ho appena affermato, per parlare di Global Warming bisogna innanzitutto specificare le dimensioni spazio temporali entro cui il fenomeno ha ragione di esistere. Indipendentemente da ciò, resta però evidente a tutti che, IN QUESTO CASO, supponendo che la mappa illustri la distribuzione di un’anomalia mensile, le aree in rosso sono più vaste delle aree in blu: è quindi altrettanto facile comprendere come, se io andassi a fare un bilancio complessivo su tutta l’area, otterrei un valore contrassegnato dal segno “più” e concluderei allora che, globalmente, il mese di settembre in Europa e sul vicino Atlantico è stato più caldo della norma di tot gradi centigradi. Lo stesso identico discorso funzionerebbe anche al contrario, ovvero se in un’altra area del pianeta, vasta quanto l’Europa, avessimo un bilancio negativo ad evidenziare un mese più freddo della norma.

Detto questo, entriamo allora meglio nella questione delle dimensioni spazio-temporali. Perché? Perché per parlare di riscaldamento globale – e quindi indirettamente di cambiamento climatico e quindi, ancora, di clima – devo dilatare quelle dimensioni che, fino a questo momento, si sono limitate ad un continente (per lo spazio) e ad un mese (per il tempo). Iniziamo allora a dilatare la dimensione spaziale: vale a dire che non considero solo l’Europa ed il vicino Atlantico, ma considero TUTTO IL GLOBO. Dilatiamo anche le dimensioni temporali: vale a dire che non considero solo il mese di settembre, ma considero l’anomalia di temperatura GLOBALE – cioè unisco la dimensione temporale a quella spaziale – calcolata IN UN ANNO, per poi fare una valutazione GLOBALE dell’anomalia che abbraccia un numero di anni sufficientemente alto e compatibile con i tempi necessari per parlare di “cambiamento climatico” o di “accelerazione di un processo climatico”. Ed allora, a tal proposito, che cosa possiamo dire? Ce lo dice l’ultimo dato riportato sul grafico: il 2013, secondo il Goddard Institute for Space Studies della NASA, ha chiuso con un’anomalia di temperatura, su scala globale, pari a +0.61 °C rispetto al trentennio 1951-1980: vale a dire, allora, che in media l’anno scorso è stato più caldo della norma ma ciò non significa che, in qualche parte della Terra, non sia stato più freddo. Ma evidentemente, se il segno globale è positivo, significherà allora che le anomalie positive sono state maggiori (più estese e/o più intense in magnitudo) di quelle negative ed hanno condizionato il bilancio globale. Leggere quindi, come è successo su qualche sito, titoli del genere… “Agosto, brusco calo del Global Warming secondo i satelliti”, dimostra senza alcun dubbio che queste dimensioni spazio-temporali non sono affatto conosciute. Anche perché, se volessimo abbozzare un giudizio su quali livelli si stia mantenendo la “febbre del pianeta”, lo stesso grafico della NASA ci mostra in modo piuttosto inequivocabile che nell’ultima decina di anni potremmo essere arrivati – e ribadisco il POTREMMO – ad un arresto della crescita di un fenomeno che si è assestato su un valore pari a circa +0.6 °C (vedi la linea rossa in grassetto che rappresenta la media corrente su 5 anni). Per poter poi provare a parlare di cali, bisognerebbe almeno aspettare i prossimi dieci anni per vedere se la stessa linea rossa mostri almeno l’intenzione di invertire la tendenza, e possibilmente senza nemmeno gridare all’arrivo di un’era glaciale. Lo so… sono tempi lunghi, ma volenti o nolenti questi sono i tempi del clima.

cambio clima

Andrea Corigliano
Andrea Corigliano

Andrea Corigliano, laureato in fisica, meteorologo e divulgatore scientifico, ha collaborato con il col. Mario Giuliacci presso il centro MeteoGiuliacci. E' stato docente di meteorologia. Collabora con l’Associazione Bernacca.

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