Perchè non si deve parlare di temperatura percepita

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Come ogni estate, torna con inesorabile puntualità a campeggiare sui media (e, purtroppo, anche su alcuni siti istituzionali) una delle più solenni baggianate che si possano leggere in ambito meteorologico, cioè quella della “temperatura apparente”, o “temperatura percepita” che dir si voglia.
Infatti l’unico modo SERIO di esprimere l’effetto combinato sul nostro fisico di temperatura ed umidità relativa dell’aria (ed eventualmente anche di altri parametri, quali la velocità del vento, o l’escursione termica fra minima notturna e massima diurna, o la sequenza di giorni consecutivi in cui si registra il superamento di determinate soglie, ecc.) è mediante l’utilizzo di uno degli indici di calore ADIMENSIONALI, i cui valori possono essere tradotti, a seconda del range in cui rientrano, in una SCALA DI DISAGIO (parlando quindi, a seconda della situazione, di “disagio debole”, “disagio moderato” o “disagio forte”). Questo ovviamente ha senso, ed infatti i servizi meteorologici più seri utilizzano questo tipo di metodo (vedere ad esempio qui: http://www.arpa.emr.it/v2_calore_regionali.asp?idlivello=678).
NON HA INVECE NESSUN SENSO parlare di VALORI FITTIZI di temperatura espressi in gradi centigradi, dicendo ad esempio “la temperatura reale è di 35 gradi ma quella percepita è di 40 gradi”. Questa è una totale assurdità.
Cerco di spiegarvi perché.
Il passaggio dalla temperatura reale a quella percepita (anche se quest’ultimo termine è comunque improprio) ha sicuramente senso fisico quando si riferisce al cosiddetto wind chill, cioè all’effetto di raffreddamento che il vento esercita sul corpo umano, per cui se vi trovate ad una temperatura (ad esempio) di -10°C, in corrispondenza di un vento che soffia a 15 nodi, è come se vi trovaste a -19°C IN ASSENZA DI VENTO. E allora è OGGETTIVAMENTE definita cos’è la temperatura cosiddetta percepita, più propriamente detta effetto Wind Chill: è il valore della temperatura reale, misurato con un vento che soffia ad una certa intensità, riportato ad una condizione ipotetica (ma nella pratica assolutamente possibile) di vento nullo.
Ma nel caso dell’indice di calore, cosa vuol dire temperatura percepita? Per esempio, se la temperatura reale è pari a 33°C in corrispondenza di una umidità del 50%, vi raccontano che “la temperatura percepita è di 36°C”… ma in corrispondenza di quale ipotetico tasso di umidità? Questo non lo specifica nessuno! Forse lo zero per cento? Ma non esiste condizione di umidità nulla! E allora? Percepita sì, ma a quale umidità?
Inoltre, se si parla di “percezione”, passando quindi dall’oggettività della misura alla soggettività delle sensazione avvertita da un individuo, bisognerebbe specificare anche a quale condizione si riferisce, questa benedetta temperatura percepita… Forse ad una persona che stia ferma all’ombra a leggere il giornale? Oppure ad un operaio che lavora sull’asfalto sotto il sole? Da un bambino? Da un novantenne? Da una donna incinta? Se cammina? Se corre? Se sta ferma su un piede solo? Percepita sì, ma da chi? E durante lo svolgimento di quale attività?
Insomma, questa temperatura percepita è solo un numero ad effetto, privo di qualsiasi riscontro fisico e buono (come al solito) solo per sparare qualche titolo giornalistico a sensazione, con l’aggravante di creare regolarmente una grande confusione mediatica, negli immancabili articoli o servizi di cronaca, fra valori di temperatura realmente misurati e valori fittizi derivanti da una formula algebrica.
Diffidate di chi usa questa baggianata, e riferitevi solo a bollettini di rischio calore che – come detto prima – utilizzino parametri più seri e professionali.

Come ogni estate, torna con inesorabile puntualità a campeggiare sui media (e, purtroppo, anche su alcuni siti istituzionali) una delle più solenni baggianate che si possano leggere in ambito meteorologico, cioè quella della "temperatura apparente", o "temperatura percepita" che dir si voglia.
Infatti l'unico modo SERIO di esprimere l'effetto combinato sul nostro fisico di temperatura ed umidità relativa dell'aria (ed eventualmente anche di altri parametri, quali la velocità del vento, o l'escursione termica fra minima notturna e massima diurna, o la sequenza di giorni consecutivi in cui si registra il superamento di determinate soglie, ecc.) è mediante l'utilizzo di uno degli indici di calore ADIMENSIONALI, i cui valori possono essere tradotti, a seconda del range in cui rientrano, in una SCALA DI DISAGIO (parlando quindi, a seconda della situazione, di "disagio debole", "disagio moderato" o "disagio forte"). Questo ovviamente ha senso, ed infatti i servizi meteorologici più seri utilizzano questo tipo di metodo (vedere ad esempio qui: http://www.arpa.emr.it/v2_calore_regionali.asp?idlivello=678).
NON HA INVECE NESSUN SENSO parlare di VALORI FITTIZI di temperatura espressi in gradi centigradi, dicendo ad esempio "la temperatura reale è di 35 gradi ma quella percepita è di 40 gradi". Questa è una totale assurdità.
Cerco di spiegarvi perché.
Il passaggio dalla temperatura reale a quella percepita (anche se quest'ultimo termine è comunque improprio) ha sicuramente senso fisico quando si riferisce al cosiddetto wind chill, cioè all'effetto di raffreddamento che il vento esercita sul corpo umano, per cui se vi trovate ad una temperatura (ad esempio) di -10°C, in corrispondenza di un vento che soffia a 15 nodi, è come se vi trovaste a -19°C IN ASSENZA DI VENTO. E allora è OGGETTIVAMENTE definita cos'è la temperatura cosiddetta percepita, più propriamente detta effetto Wind Chill: è il valore della temperatura reale, misurato con un vento che soffia ad una certa intensità, riportato ad una condizione ipotetica (ma nella pratica assolutamente possibile) di vento nullo.
Ma nel caso dell'indice di calore, cosa vuol dire temperatura percepita? Per esempio, se la temperatura reale è pari a 33°C in corrispondenza di una umidità del 50%, vi raccontano che "la temperatura percepita è di 36°C"... ma in corrispondenza di quale ipotetico tasso di umidità? Questo non lo specifica nessuno! Forse lo zero per cento? Ma non esiste condizione di umidità nulla! E allora? Percepita sì, ma a quale umidità?
Inoltre, se si parla di "percezione", passando quindi dall'oggettività della misura alla soggettività delle sensazione avvertita da un individuo, bisognerebbe specificare anche a quale condizione si riferisce, questa benedetta temperatura percepita... Forse ad una persona che stia ferma all'ombra a leggere il giornale? Oppure ad un operaio che lavora sull'asfalto sotto il sole? Da un bambino? Da un novantenne? Da una donna incinta? Se cammina? Se corre? Se sta ferma su un piede solo? Percepita sì, ma da chi? E durante lo svolgimento di quale attività?
Insomma, questa temperatura percepita è solo un numero  ad effetto, privo di qualsiasi riscontro fisico e buono (come al solito) solo per sparare qualche titolo giornalistico a sensazione, con l'aggravante di creare regolarmente una grande confusione mediatica, negli immancabili articoli o servizi di cronaca, fra valori di temperatura realmente misurati e valori fittizi derivanti da una formula algebrica. 
Diffidate di chi usa questa baggianata, e riferitevi solo a bollettini di rischio calore che - come detto prima - utilizzino parametri più seri e professionali.
Filippi Thiery
Filippo Thiery
Filippo Thiery

Filippo Thiery meteorologo, laureato in fisica, lavora presso la Protezione Civile ed è il volto della rubrica meteo di Geo & Geo; svolge docenze universitarie. Collabora con l’Associazione Bernacca.

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Website: http://www.meteoroma.it

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