Previsioni sperimentali per Novembre 2015 – Andrea Corigliano

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Tentiamo di percorrere la strada delle previsioni a scala mensile più che altro per far capire in che termini è possibile esprimersi quando si desiderano fornire indicazioni su un futuro stato del tempo che va ben oltre i fatidici 7/10 giorni. A puro SCOPO SPERIMENTALE, proviamo a delineare in linea di massima quello che potrebbe essere il comportamento del prossimo mese di novembre 2015: lo facciamo analizzando gli ultimi aggiornamenti emessi dal Climate Forecast System (CFS), un modello accoppiato oceano-atmosfera che è operativo presso il centro meteorologico americano del NCEP. Senza entrare troppo nei dettagli tecnici, precisiamo brevemente che la previsione a cui facciamo riferimento è la media di ensemble calcolata su 40 membri che vengono fatti girare adottando una procedura di inizializzazione che abbraccia periodi di 10 giorni: nel caso specifico, si fa riferimento alle condizioni iniziali raccolte tra il 17 e il 26 ottobre. I parametri su cui verte l’analisi sono tre: la previsione del campo medio dell’altezza di geopotenziale a 700 hPa con la relativa anomalia (fig. 1), la previsione dell’anomalia di temperatura a 850 hPa (fig. 2) e la previsione dell’anomalia della precipitazione (fig. 3). Tutte le anomalie sono calcolate rispetto alla climatologia del periodo 1999-2010, ovvero su un periodo ancora troppo limitato e quindi poco rappresentativo. Ma se è quanto passa… il convento, ci adattiamo e procediamo ugualmente.

Il segnale atmosferico che emerge dalla prima figura è quello di un’ondulazione del flusso zonale che dovrebbe mutare forma proprio tra l’Oceano Atlantico, dove potrebbero essere più attivi i cavi (saccature), e l’Europa, dove invece potrebbero essere più attive le creste (promontori e/o blocchi). Un tale segnale dovrebbe così plasmare un’anomalia significativa del campo di altezza di geopotenziale a 700 hPa (siamo intorno ai 3000 metri di quota), di segno negativo sul vicino Atlantico (area tratteggiata in blu) e di segno positivo in Europa, in particolare sulla penisola scandinava (area tratteggiata in rosso). Un pattern sinottico caratterizzato da un simile segnale non permetterebbe, da un lato, il deciso ingresso delle perturbazioni atlantiche verso i settori centro-orientali del continente (Mediterraneo compreso) e, dall’altro, favorirebbe temperature al di sopra della climatologia proprio in quelle aree che si troverebbero sotto l’influenza della cresta dell’ondulazione. La distribuzione dell’anomalia di temperatura a 850 hPa (siamo intorno a 1500 metri di quota), illustrata nella seconda figura, darebbe credito a questa ipotesi perché farebbe pensare ad uno scambio meridiano delle correnti tra il vicino Atlantico e i settori europei centro-occidentali: il primo potrebbe risentire di una discesa di aria fredda di origine polare marittima e, i secondi, della risposta subtropicale di aria calda attivata dalla discesa dell’aria fredda stessa. Anche la previsione dell’anomalia di precipitazione, illustrata nella terza immagine, può essere vista come un’ulteriore conferma del segnale dominante emerso a 700 hPa che, come detto, non sarebbe molto favorevole ad un ingresso deciso delle perturbazioni in seno ad un flusso spiccatamente zonale. E, infatti, il percorso preferenziale delle nubi e delle piogge potrebbe mantenersi ad ovest del continente e interessare maggiormente i settori più vicini all’azione perturbata legata al Ciclone d’Islanda: su queste aree è plausibile pensare che si possa avere un mese di novembre caratterizzato da un surplus pluviometrico, a differenza dei settori centrali europei – Mediterraneo compreso – in cui potrebbe piovere meno del dovuto.

Tirando le somme e guardando al nostro bacino, in base a quanto è emerso dall’analisi dei campi previsti dal modello CFS è credibile supporre che novembre 2015 possa trascorrere quindi all’insegna di temperature al di sopra della norma e di precipitazioni al di sotto della media climatica.

NOTA: le macchie grigie che sono presenti nelle figure indicano le aree in cui l’attendibilità della previsione è inferiore al 30%. Come si può osservare, l’Italia ed il Mediterraneo sono inglobate in queste zone (specie nelle prime due figure): ne consegue che, teoricamente, il segnale appena descritto non è molto consistente per i nostri settori; ma ho voluto ugualmente fornire una valutazione di massima partendo da una valutazione personale del quadro evolutivo che potrebbe prospettarsi su tutto il settore euro-atlantico. Verificheremo, a tempo debito, se e quanto tale previsione si avvicinerà alla realtà.

foto di Meteorologia.
foto di Meteorologia.
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Andrea Corigliano
Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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