Probabile guasto del tempo ad inizio settembre. Ma c’è ancora incertezza, perchè le Alpi ci mettono lo zampino.

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Ancora pochi giorni in compagnia dell’estate meteorologica e poi, da lunedì, la nuova stagione esordirà con un nuovo cambiamento di circolazione che vedrà probabilmente l’ingresso sul Mediterraneo di correnti più fresche settentrionali che accompagneranno il passaggio di una goccia fredda. La dinamica evolutiva del tempo sul nostro bacino sarà quindi legata alle “bizze” di una figura barica che, come sappiamo, è tra le più impredicibili che l’atmosfera possa partorire. I modelli numerici ce lo stanno facendo capire in diversi modi: spetta ovviamente al meteorologo cogliere questi segnali di incertezza e comportarsi di conseguenza, ovvero calibrando le parole che vengono usate nel descrivere questo tipo di situazione ad una scadenza che oggi arriva a 5 giorni (+120 h) e che, proprio per la situazione particolare che potrebbe delinearsi, lascia ancora margini piuttosto ampi di indecisione sugli effetti che tale cambiamento potrebbe portare alle condizioni meteorologiche dell’Italia. Siamo soliti presentare questa incertezza osservando la dispersione degli scenari di un sistema probabilistico di ensemble: questa volta, invece, a mio avviso è più interessante e didattico discutere sullo stesso concetto commentando la risposta proveniente da due diversi modelli – quello europeo (ECMWF) e quello americano (GFS) – all’approssimarsi di un peggioramento che viene da nord ed in particolare dalla Germania, perché è da qui che passerà molto probabilmente la goccia fredda prima di entrare sul Mediterraneo. Le prime due immagini in alto mostrano la previsione valida per il 1° settembre (scadenza a +96 h): si noti come sull’Europa centrale la situazione sia quasi identica, ad indicare la presenza di una goccia fredda (cerchiata in blu) che si sta muovendo verso sud. L’approssimarsi del piccolo centro depressionario in quota alla catena alpina induce una ciclogenesi sottovento che si concretizza con un calo della pressione atmosferica sul Nord Italia: osservate come, però, la simulazione dei due modelli sia diversa. In effetti, per il modello europeo ECMWF il calo barico sarebbe più incisivo (si veda l’isobara di 1010 hPa che taglia orizzontalmente la Val Padana) ed a questo processo si assocerebbe un minimo depressionario al suolo sul Mar di Corsica (come indicato dalla lettera “T” segnalata dalla freccia nera). Per il modello americano GFS, invece, il calo barico sarebbe meno intenso e l’eventuale minimo al suolo si collocherebbe sull’Adriatico settentrionale. Insomma, siamo già di fronte ad una differenza non di poco conto! Perché sarà ovvio che, a seconda di dove si formerà il minimo al suolo (Corsica o Adriatico Settentrionale, almeno dando credito a questi due scenari deterministici), la dinamica evolutiva sarà completamente diversa ed i fenomeni associati distribuiti in modo diverso! E sarà anche ovvio che, 24 ore dopo (vedi le altre due immagini che mostrano la previsione deterministica per il 2 settembre, con scadenza a +120 h), le conseguenze di questa differenza saranno ancora più evidenti: perché il minimo sul mare di Corsica si muoverebbe verso sud-est fino a raggiungere il Tirreno centrale ed approfondendosi ulteriormente (versione del modello europeo); mentre il minimo sull’Adriatico settentrionale raggiungerebbe già il Mare Ionio, evolvendo cioè più velocemente e conferendo così al peggioramento caratteristiche meno “perturbate” (versione del modello americano). Al di là di dove si potrebbe formare il minimo – che rappresenta già una differenza molto importante ed assolutamente da non trascurare nel decifrare gli effetti sul nostro tipo di tempo – si può vedere anche come la complicazione della previsione meteorologica sul Mediterraneo provenga anche dall’incertezza sul fino a quanto potrebbe approfondirsi una circolazione ciclonica: e ovvio – ed infatti le mappe ce lo indicano – che se il minimo impiega un certo tempo ad approfondirsi, ci impiegherà più tempo anche ad evolvere e quindi sarà più lento nel suo spostamento. In questo caso il peggioramento acquisterebbe invece caratteristiche più “perturbate”. Detto questo, non ci resta che vedere allora quale potrebbe essere la soluzione intrapresa: sarà possibile farlo solo quando queste incertezze, ancora troppo forti, si saranno attenuate e ci sarà una convergenza di “opinione” tra i due modelli numerici.

differenza modelli

Andrea Corigliano
Andrea Corigliano

Andrea Corigliano, laureato in fisica, meteorologo e divulgatore scientifico, ha collaborato con il col. Mario Giuliacci presso il centro MeteoGiuliacci. E' stato docente di meteorologia. Collabora con l’Associazione Bernacca.

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