Quando la libertà di stampa diventa la libertà di parlare a vanvera

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La trasmissione Scala Mercalli, in onda ogni sabato sera su RAI 3 e condotta da Luca Mercalli, sta iniziando a fare rumore. Ce ne rendiamo conto nel momento in cui un giornalista si mette davanti alla tastiera di un computer per scrivere un articolo che sarà pubblicato sul Corriere della Sera, dal titolo: “Mercalli e la scienza raccontata da un profeta di sventure”, in cui si rimpiange il rassicurante Piero Angela e si lamenta una trasmissione permeata di trasbordante catastrofismo. Siamo cioè sempre allo stesso punto: ogni volta in cui il tema del “Climate Change” prova ad alzare la testa per farsi conoscere e provare a smuovere le coscienze, c’è subito pronto qualcuno pronto a prenderlo a bastonate. Quando leggo queste “opinioni”, mi viene infatti sempre in mente un articolo che è stato pubblicato il 22 dicembre 2009, a seguito della diffusa nevicata che ha interessato il Centro-Nord italico e gran parte dell’Europa. In quella occasione, osservando un’estesa copertura nevosa fotografata dal satellite o una fotografia che testimoniava la fontana gelata del Castello Sforzesco, qualcuno ebbe la brillante idea di uscire in prima pagina con un titolo di questo genere: “E lo chiamano surriscaldamento del pianeta”. Avete capito bene: una nevicata era stata presa come prova inconfutabile per dimostrare che il Global Warming era una bufala. Si stava morendo di freddo, non di caldo… come testimoniavano le temperature sottozero che erano state misurate! Senza pensarci due volte e senza minimamente chiedersi se era scientificamente corretto accostare un fenomeno locale ad un fenomeno globale – peraltro distribuito su scale temporali ben più ampie rispetto ad una manciata di giorni – non si era perso tempo a scrivere la più grande cialtroneria che potesse mai essere scritta sui giornali in fatto di tempo e di clima: roba che, al confronto, le “bombe d’acqua” di oggi si trasformano in mortaretti ed il neologismo viene quasi quasi accettato. Questo ostentato comportamento, volto a negare l’evidenza, è a dir poco preoccupante: perché dal momento che il 97% degli scienziati – ripeto, il 97% degli scienziati – è d’accordo nell’affermare che la temperatura media della Terra è aumentata in modo consistente negli ultimi decenni, non si capisce perché sono le teorie negazioniste a trovare ugual spazio, se non addirittura una vetrina più ampia, nel mondo dell’informazione. Sarebbe un po’ come se in un coro di 100 persone ci fossero 3 stonati ed il direttore d’orchestra lasciasse cantare solo loro: vi sembra sensata una decisione del genere? Non si tratta di negare il diritto di espressione e di parola. Si tratta semplicemente di dare rappresentanza alla stragrande maggioranza del mondo scientifico che è d’accordo, praticamente all’unanimità, su certe questioni. Il problema non si porrebbe se fosse davvero così, ma il fatto che l’evidenza, sorretta da un corretto approccio scientifico al problema, venga sempre calpestata è dimostrato da questa immagine pubblicata dalla NASA. Queste dicerie sul fatto che gli scienziati non sono d’accordo sul cambiamento della temperatura terrestre sono diventate ormai così diffuse da spingere gli scienziati stessi a far notare la sovrapposizione degli andamenti dell’anomalia di temperatura calcolati da ben quattro Centri che si occupano di monitoraggio climatico: il Goddard Institute for Space Studies della NASA (linea rossa), il Met Office Hadley Centre (linea azzurra), il National Climatic Data Center (linea verde) e la Japanese Meteorological Agency (linea viola). Il “Climate Change” è riconosciuto da tutti, eppure c’è sempre qualcuno che afferma il contrario. Molto spesso, questo qualcuno è un opinionista che conosce la climatologia come un cuoco si intende di medicina. Guai a dirgli che ha torto, perché si chiama libertà di stampa!

"QUANDO LA LIBERTÀ DI STAMPA DIVENTA LA LIBERTÀ DI PARLARE A VANVERA.  

La trasmissione Scala Mercalli, in onda ogni sabato sera su RAI 3 e condotta da Luca Mercalli, sta iniziando a fare rumore. Ce ne rendiamo conto nel momento in cui un giornalista si mette davanti alla tastiera di un computer per scrivere un articolo che sarà pubblicato sul Corriere della Sera, dal titolo: “Mercalli e la scienza raccontata da un profeta di sventure”, in cui si rimpiange il rassicurante Piero Angela e si lamenta una trasmissione permeata di trasbordante catastrofismo. Siamo cioè sempre allo stesso punto: ogni volta in cui il tema del “Climate Change” prova ad alzare la testa per farsi conoscere e provare a smuovere le coscienze, c’è subito pronto qualcuno pronto a prenderlo a bastonate. Quando leggo queste “opinioni”, mi viene infatti sempre in mente un articolo che è stato pubblicato il 22 dicembre 2009, a seguito della diffusa nevicata che ha interessato il Centro-Nord italico e gran parte dell’Europa. In quella occasione, osservando un’estesa copertura nevosa fotografata dal satellite o una fotografia che testimoniava la fontana gelata del Castello Sforzesco, qualcuno ebbe la brillante idea di uscire in prima pagina con un titolo di questo genere: “E lo chiamano surriscaldamento del pianeta”. Avete capito bene: una nevicata era stata presa come prova inconfutabile per dimostrare che il Global Warming era una bufala. Si stava morendo di freddo, non di caldo... come testimoniavano le temperature sottozero che erano state misurate! Senza pensarci due volte e senza minimamente chiedersi se era scientificamente corretto accostare un fenomeno locale ad un fenomeno globale – peraltro distribuito su scale temporali ben più ampie rispetto ad una manciata di giorni – non si era perso tempo a scrivere la più grande cialtroneria che potesse mai essere scritta sui giornali in fatto di tempo e di clima: roba che, al confronto, le “bombe d’acqua” di oggi si trasformano in mortaretti ed il neologismo viene quasi quasi accettato. Questo ostentato comportamento, volto a negare l’evidenza, è a dir poco preoccupante: perché dal momento che il 97% degli scienziati – ripeto, il 97% degli scienziati – è d’accordo nell’affermare che la temperatura media della Terra è aumentata in modo consistente negli ultimi decenni, non si capisce perché sono le teorie negazioniste a trovare ugual spazio, se non addirittura una vetrina più ampia, nel mondo dell’informazione. Sarebbe un po’ come se in un coro di 100 persone ci fossero 3 stonati ed il direttore d’orchestra lasciasse cantare solo loro: vi sembra sensata una decisione del genere? Non si tratta di negare il diritto di espressione e di parola. Si tratta semplicemente di dare rappresentanza alla stragrande maggioranza del mondo scientifico che è d’accordo, praticamente all’unanimità, su certe questioni. Il problema non si porrebbe se fosse davvero così, ma il fatto che l’evidenza, sorretta da un corretto approccio scientifico al problema, venga sempre calpestata è dimostrato da questa immagine pubblicata dalla NASA. Queste dicerie sul fatto che gli scienziati non sono d’accordo sul cambiamento della temperatura terrestre sono diventate ormai così diffuse da spingere gli scienziati stessi a far notare la sovrapposizione degli andamenti dell’anomalia di temperatura calcolati da ben quattro Centri che si occupano di monitoraggio climatico: il Goddard Institute for Space Studies della NASA (linea rossa), il Met Office Hadley Centre (linea azzurra), il National Climatic Data Center (linea verde) e la Japanese Meteorological Agency (linea viola). Il “Climate Change” è riconosciuto da tutti, eppure c’è sempre qualcuno che afferma il contrario. Molto spesso, questo qualcuno è un opinionista che conosce la climatologia come un cuoco si intende di medicina. Guai a dirgli che ha torto, perché si chiama libertà di stampa!"
Andrea Corigliano
Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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