Se l’Anticiclone delle Azzorre si dimentica del Mediterraneo, il risultato è l’estate 2014

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Luglio si congederà con il passaggio dell’ennesima fase instabile a cui questa estate ci ha abituato fin dal suo inizio: consegneremo così alla climatologia questi primi 60 giorni estivi caratterizzati da un’attività temporalesca molto frequente ed a tratti anche ben organizzata, con fulminazioni che hanno spesso superato le 20.000 unità giornaliere sulla nostra penisola e sulle aree limitrofe. L’abbiamo definita un’ESTATE A METÀ per il semplice fatto che, seppur la temperatura media nazionale oscilli al momento attorno alla norma climatologica, sul fronte della stabilità atmosferica la stagione si è fatta e si sta facendo ancora desiderare perché manca proprio quella figura di alta pressione che in questo periodo dell’anno dovrebbe essere responsabile del mantenimento di un tempo prevalentemente soleggiato e non eccessivamente caldo: stiamo parlando dell’Anticiclone delle Azzorre. In effetti, andando a visualizzare il campo barico medio tipico del mese di luglio degli ultimi 30 anni (figura sopra), è bene evidente l’azione di espansione dell’Anticiclone azzorriano sul Mediterraneo e sull’Italia, fino ad inglobare la penisola balcanica. Ma una simile situazione, quest’anno, non si è ancora verificata: le dinamiche atmosferiche hanno invece agevolato discese di impulsi di aria fresca nord atlantica e risalite di masse d’aria calda dall’entroterra africano, con le prime ad innescare le seconde. I campi di altezza di geopotenziale a 500 hPa e della pressione al suolo previsti per le primissime ore di mercoledì 30 (figura sotto), mostrano un po’ quello che potremmo definire il canovaccio di questa stagione: il regista del tempo sul Mediterraneo è sempre stato l’Anticiclone delle Azzorre ma, posizionandosi spesso a latitudini più settentrionali ed a longitudini più occidentali del solito, lasciando così libere le coste occidentali europee, ha giocato con il suo lato orientale nel veicolare le masse d’aria nord atlantiche verso le basse latitudini. Le saccature hanno quindi trovato nel fianco destro dell’Anticiclone una sorta di scivolo per giungere fin sul Mediterraneo centro-occidentale ed hanno agito come un pendolo a seconda delle intenzioni espansionistiche dell’anticiclone. In alcune situazioni, infatti, l’affondo delle conche depressionarie si è proteso verso la penisola iberica e di conseguenza l’Italia, prima dell’arrivo di rovesci e temporali legati all’avanzamento verso est dell’ondulazione perturbata che spesso si era evoluta in “goccia fredda”, è stata interessata dalla rimonta di un promontorio mobile subtropicale a cui fa sempre capo l’Anticiclone nord africano. In altre situazioni, proprio come in quella che si delineerà molto probabilmente nei prossimi 2-4 giorni, la saccatura è invece stata guidata proprio verso la nostra penisola e l’Anticiclone nord africano è stato tenuto a bada. L’estate 2014 può essere quindi paragonata – almeno fino a questo momento – ad una sorta di PENDOLO ATMOSFERICO, in cui attraverso ogni oscillazione descritta c’è stata la possibilità di passare facilmente da un estremo all’altro delle condizioni meteorologiche: da una parte c’è stato l’Anticiclone nord africano con il suo carico di energia potenziale (aria calda sahariana) e dall’altra parte c’è stata l’aria fresca atlantica che ha reso instabile l’atmosfera e di conseguenza ha trasformato questa energia potenziale in temporali intensi, nubifragi, grandinate e raffiche di vento. Questo “pendolo” può essere fermato solo dall’Anticiclone delle Azzorre, ma fin tanto questo campo barico se ne starà alla larga dalle nostre latitudini, l’impresa sarà piuttosto difficile.

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Andrea Corigliano
Andrea Corigliano

Andrea Corigliano, laureato in fisica, meteorologo e divulgatore scientifico, ha collaborato con il col. Mario Giuliacci presso il centro MeteoGiuliacci. E' stato docente di meteorologia. Collabora con l’Associazione Bernacca.

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