SMND: Storia di un servizio meteo Nazionale solo annunciato, ma necessario e possibile – Carlo Cacciamani

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In Italia non esiste un servizio meteorologico nazionale civile, non esiste una laurea in meteorologia, non esiste la professione dell’operatore meteo. Eppure non mancano né le competenze né le capacità, ma occorre metterle a sistema e fare squadra, prima che in nostro Paese diventi facile terra di conquista anche in questo campo

Fa un caldo insopportabile in molte città del Bel Paese in questi giorni. E tutti guardano speranzosi alle previsioni del tempo. La meteorologia è entrata nelle case di tutti, più che una passione ormai un’esigenza diffusa. Eppure nessuno di noi ha mai conosciuto un laureato o laureando in meteorologia. Perché nel nostro Paese non esiste questa laurea. E non esiste nemmeno la professione dell’operatore meteo. Allora chi fa le previsioni?
Ce lo spiega il Dott. Carlo Cacciamani, direttore del Servizio Idro-Meteo-Clima di Arpa Emilia Romagna, con un contributo appassionato e dettagliato, che punta il dito contro ciò che non va ma che, anche e soprattutto, apre alla speranza. Perchè fare bene si può. Basta volerlo.

Lo Stato della Meteorologia operativa in Italia
“Come noto, nel nostro Paese non esiste un servizio meteorologico nazionale civile. Da sempre opera invece solo il Servizio Meteorologico interno all’Aeronautica militare, nato prioritariamente per fornire assistenza al volo sia militare che civile, che nel tempo ha assunto anche il ruolo di Servizio Meteo Nazionale, ma che certamente non ha la consistenza e la capacità operativa dei servizi meteo nazionali (civili) che operano in tutti (o quasi) i paesi europei. Questa lacuna a livello nazionale ha determinato, negli ultimi 30-40 anni, la nascita e lo sviluppo di servizi meteorologici regionali, ora quasi tutti interni alle Agenzie Ambientali, che hanno soddisfatto le esigenze reali delle rispettive amministrazioni, offrendo servizi meteo di elevata qualità tecnica e a supporto di Agricoltura, Turismo, Protezione Civile, Ambiente e così via. Operando a scala regionale, tali servizi si sono sviluppati più o meno “ognun per se’ “, con scarso coordinamento, e certamente questo processo di frammentazione è cresciuto nel tempo, sempre a causa della mancanza di un coordinamento nazionale. Unica eccezione il supporto meteo fornito al sistema dei Centri Funzionali regionali e centrali, a beneficio della protezione civile, dove invece si è avuto una certo coordinamento, promosso dal Dipartimento della Protezione Civile nazionale. Ma nulla o quasi nulla è stato invece fatto per mettere più a sistema i prodotti/servizi meteo a beneficio di tutte le altre attività e per l’ambiente in generale.
Oggi si sente fortemente da più parti, sia “dall’alto”, a livello delle Istituzioni (nazionali e regionali), sia dal “basso”, cioè dagli operatori stessi dei servizi meteo presenti sul territorio (si veda ad esempio qui quale sia il pensiero di molti operatori dei meteo pubblici), lanecessità di assicurare una maggiore uniformità scientifica e un coordinamento maggiore tra le diverse parti di questo sistema distribuito, garantendo anche di più il ruolo e le attività del personale che opera al suo interno. La frammentazione di cui si parla danneggia infatti fortemente chi opera con serietà, sia a livello pubblico, sia a livello privato. La mancanza di un coordinamento forte non ha certamente aiutato a creare le benché minime regole di comportamento, o come si direbbe il rispetto di una deontologia professionale, per quanto concerne, ad esempio, l’emissione di previsioni meteo.
Mancando, a tutt’oggi, la “professione” dell’operatore meteo, si assiste in Italia a una totale anarchia. Essenzialmente chiunque voglia “mettere su” un sito web e fornire previsioni può farlo liberamente, senza limiti. Non esiste parimenti alcun controllo della qualità dei prodotti meteo emessi. Sul mondo del web si vede oramai di tutto: previsioni a 20 giorni fornite a scala locale ed ora per ora che non hanno alcuna rilevanza tecnico-scientifica, utilizzo sfrenato di terminologia ad effetto per richiamare “click” sul web, addirittura allerte meteo diffuse in barba al fatto che esistono delle strutture pubbliche preposte allo scopo, come previsto dalla legge. E poi l’uso sfrenato di “app” per smartphone per pubblicare previsioni meteo fino alla scala del “quartiere” o giù di li…, e che spesso producono casi al limite del ridicolo (si veda qui, ad esempio). Danneggiati sono certamente i cittadini che subiscono questa “tempesta meteo”, ma anche gli operatori meteo onesti, pubblici e privati, che perdono consenso o “fette di mercato” perché magari si rifiutano di vendere prodotti senza valore, o perché pubblicano il “meteo” senza uso di sensazionalismi tipici del peggior avanspettacolo, che però sembra facciano cassetta. Non esiste, come detto, una qualifica professionale, a livello nazionale, dell’operatore meteo. Per ovviare a tale lacuna alcune regioni in realtà si sono mosse con un minimo di auto-coordinamento nato tutto “dal basso”, creando delle qualifiche professionali regionali (Liguria e Emilia-Romagna). Pur essendo misure lodevoli, certamente però il percorso dal basso e senza coordinamento nazionale è molto difficile e può condurre a soluzioni non omogenee, e si vorrebbe evitare che questo accadesse. Ma dal basso, sempre dal basso, non si può sempre fare tutto… .
Il vuoto determinato dalla mancanza di una struttura nazionale di servizio meteorologico ha anche ricadute dal punto di vista della formazione, a livello di scuola secondaria e soprattutto universitaria, dove oramai la disciplina della meteorologia sta quasi del tutto scomparendo. Non esiste in Italia una laurea in meteorologia e i pochissimi professori ordinari che si occupavano di fisica dell’atmosfera se ne sono andati oramai tutti in pensione. Questo dato di fatto ha due ricadute negative connesse: da un lato non c’è produzione di un adeguato numero di ricercatori di settore e quindi la ricerca di base langue, dall’altro questa mancanza di ricerca si riflette in incapacità di produrre applicazioni che possono essere usate poi operativamente dai servizi. In sostanza,manca un “volano” virtuoso che possa adeguatamente trasmettere know-how dal mondo della ricerca a quello dei servizi. Quanto detto sino ad ora non è una novità. Chi scrive questa nota lo sa da anni, e a dire il vero da anni si prodiga (ma forse sarebbe meglio dire: si “logora”) per creare di risolvere almeno qualcuno di questi problemi. Però operare dal “basso” è molto faticoso, e troppo spesso sterile, senza una presa di coscienza, dall’alto, dei problemi”.

La soluzione possibile: l’SMND
“C’è però un processo in corso che fa sperare. In risposta a tutta questa serie di problemi, nel 2012 infatti lo Stato ha ben pensato di sistemare un po’ le cose creando le premesse per dar vita ad una struttura nazionale meteo, che possa operare in maniera federata tra Stato e Regioni, senza richiedere entrate aggiuntive per la sua costruzione, ed anche per mettere a “sistema” tutto quanto esiste già a livello dello Stato e delle Regioni. Tale struttura prende il nome di Servizio Meteorologico Nazionale Distribuito (SMND), che vuole proprio essere la risposta all’esigenza di rendere disponibile al Paese un servizio pubblico nazionale, di pubblico interesse e responsabilità, nel campo della meteorologia e della climatologia. SMND è una nuova struttura organizzativa ed operativa nazionale, autorevole anche sul palcoscenico internazionale, adeguata ai requisiti sociali ed economici della comunità nazionale, e anche pensata in modo conforme ad un’architettura istituzionale basata sul concorso federato tra Stato, Regioni e Province autonome.
Non si tratta di un’idea nuovissima. E’ da tempo infatti che si cerca, con scarsi risultati a dire il vero fino ad oggi, di mettere ordine al caos che si è descritto in precedenza. Già alla fine degli anni ’90, coi famosi Decreti Bassanini che sancivano il trasferimento di molte funzioni dallo Stato alle Regioni, l’idea di costituire un SMND era stata portata all’attenzione del Paese (si veda qui). Purtroppo quell’azione non ebbe, all’epoca, fortuna perché non furono costruiti, dopo l’emanazione della norma madre, i decreti attuativi che dovevano regolare la vita di quella nuova struttura.
Oggi, dopo poco più di 15 anni, quell’idea è stata di nuovo riproposta con forza e deve trovare vita nella attuazione, prima di tutto, di un Decreto del Presidente della Repubblica (DPR), che è lo strumento legislativo individuato dalla legge 100 del 12 luglio 2012 di riordino della Protezione Civile Nazionale (art. 3bis, quarto comma, di quella legge, si veda qui), nel quale la proposta dell’SMND è inserita.
Chi scrive questa nota ha partecipato alle attività di un Gruppo di Lavoro, costituito all’epoca dalla Protezione Civile Nazionale, col mandato di predisporre una bozza di quel DPR, a beneficio del Capo della Protezione Civile, che l’avrebbe poi messo all’attenzione delle Istituzioni Politiche, affinché percorresse l’iter previsto, prima di giungere alla firma del Presidente della Repubblica. Tutto questo è stato fatto, e oggi quel Decreto è…in coda. Da quanto si sente dire in giro, da voci più o meno “di corridoio”, sembrerebbe che sia in dirittura d’arrivo. Doveva essere operativo già 6 mesi dopo l’emanazione di quella norma (giugno 2012), e invece siamo ancora qui ad attenderlo. Speriamo vivamente che la “coda” si sblocchi e il DPR vada avanti in tempi rapidi perché il Paese ne ha bisogno assolutamente.
Lo scopo del SMND è proprio quello di svolgere i compiti conoscitivi, tecnico-scientifici ed operativi nel campo della meteorologia e della climatologia e fornire conoscenze, informazioni e previsioni a tutte le Autorità ed ai soggetti pubblici che svolgono attività volte alla tutela dell’integrità della vita, della salute, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente. SMND dovrà poi concorrere all’attività del Sistema di allerta nazionale per il rischio meteo-idrogeologico e idraulico, fornendo quel supporto tecnico necessario al Sistema dei Centri Funzionali che la protezione civile ha istituito con la Direttiva del 2004 (DPCM 27/2/2004, vedi qui).
SMND potrà e dovrà raccogliere e mettere a sistema i patrimoni meteorologici e climatologici delle Regioni e dello Stato, molto consistenti ma purtroppo troppo frammentati, dando valore e proteggendo anche gli investimenti a lungo termine che ne hanno permesso negli anni la costruzione, riconoscendo e salvaguardando le competenze acquisite dagli operatori della meteorologia e climatologia pubblica. SMND potrà permettere di diminuire diverse spese di gestione. Si pensi, ed è solo un esempio tra i tanti che si potrebbero fare, alla manutenzione dei sistemi di monitoraggio che attualmente vengono gestiti separatamente da ogni Regione e dallo Stato, e che potrebbero al contrario essere gestiti in maniera unitaria, condividendo le scelte all’interno di un Tavolo Nazionale di coordinamento tecnico che abbia però anche il potere di decidere, e non sia solo uno strumento di coordinamento. Questo è il punto fondamentale. Affinché questo si possa produrre è necessario che ogni struttura, statale e regionale, che prenderà posto nel Tavolo di Coordinamento Nazionale, accetti di perdere un po’ della sua “sovranità”, o autonomia decisionale che dir si voglia, per far sì che si realizzino prodotti di qualità a valenza nazionale, salvaguardando e soddisfacendo però al tempo stesso le esigenze locali.
Tutto questo è l’SMND. Una struttura che può costruire un servizio/sistema nazionale in grado, per capitale umano e tecnologico e per competenze, di presentarsi in ambito europeo pubblico e privato, aumentando la competitività italiana in campo meteorologico e consolidandone le prospettive future. SMND potrà valorizzare la meteorologia pubblica attraverso una diffusione omogenea e controllata dell’informazione e aumentare la qualità della previsione meteorologica complessiva. SMND è una sfida, e una grandissima opportunità.
L’Italia detiene tantissime competenze, distribuite in mille parti. Dobbiamo essere in grado di metterle a sistema. Il Paese ce lo chiede, il dissesto idrogeologico, gli impatti dei cambiamenti climatici, la necessità di rendere compatibile sempre più lo sviluppo tecnologico con la salvaguardia dell’ambiente e del territorio richiede servizi meteo-climatici di qualità, che possano competere nel mercato internazionale. SMND può offrire le garanzie per ottenere queste cose, però bisogna crederci. Certamente mantenere l’attuale stato di “anarchia” può offrire anche dei vantaggi a qualcuno, magari più interessato al proprio business che al bene generale del Paese. Ma è bene modificare tale mentalità, che purtroppo in Italia ha troppo spesso facile presa, perché i tempi dell’anarchia non sono più neanche sostenibili economicamente, oltre che essere eticamente quasi inaccettabili.
Se non si farà l’SMND, l’Italia potrà essere “preda” (la parola non appaia troppo forte) di altri attori, magari non italiani, che potranno vedere l’Italia facile terra di conquista, con praterie di mercati da intercettare. E magari si metteranno a offrire servizi al Paese,quei servizi che noi saremmo in grado di offrire se fossimo anche capaci di fare squadra. L’Italia ha enormi capacità intellettuali, fantasia e creatività. Se ci aggiungiamo un pizzico di coordinamento, e SMND soprattutto questo vuol fare, potremmo anche far sentire la nostra voce sui palcoscenici internazionali e creare quei famosi volani virtuosi della cui mancanza si discuteva prima. E magari dare anche qualche speranza in più ai tanti giovani laureati oggi ancora in cerca di lavoro, e costruire una formazione universitaria di settore adeguata, e alla fine offrire servizi di qualità che il Paese ha necessità assoluta di disporre. E in tempi anche brevi”.

Carlo Cacciamani

Massimo Ciccazzo
Massimo Ciccazzo

Geometra Laureato, appassionato di meteorologia. Dal 2006 Segretario dell'Associazione Edmondo Bernacca Onlus

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